Insieme alle tante altre ONG associate FOCSIV e a Caritas Italiana vogliamo coinvolgervi in un grande progetto per contrastare fame e povertà. Durante la quarantena ci siamo chiesti cosa ne sarebbe stato dei più colpiti da questa pandemia.

Il Coronavirus colpisce duramente i più fragili, prime vittime delle disuguaglianze che impediscono loro di accedere alle risorse essenziali. Ben il 55% delle persone che vivono sul nostro Pianeta non ha alcuna tutela sociale e i diritti umani fondamentali vengono meno facendo diventare l’accesso al cibo, alla salute, al lavoro un sogno irrealizzabile in tantissimi paesi dell’America Latina, dell’India, dell’Asia, del Medioriente, dei Balcani, dell’Europa dell’Est e dell’Africa.

Il virus accelera la sua corsa nelle regioni più povere e il mondo ha sempre più fame, secondo il Rapporto dello stato di insicurezza alimentare nel mondo. Una catastrofe umanitaria planetaria. E una pandemia della fame e della povertà che, secondo il World Food Program, interesserà entro la fine del 2020 più di un miliardo di persone, riportando il mondo indietro di oltre cento anni.

Caritas Italiana e FOCSIV hanno deciso di lavorare insieme per amore degli ultimi, per non dimenticare chi è rimasto ai margini, per costruire insieme una visione di condivisione senza la quale non c’è umanità e non c’è futuro.

Proprio da qui nasce la Campagna di raccolta fondi “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”, visita il sito insiemepergliultimi.it per conoscere tutti gli interventi e puoi scegliere di sostenere ASPEm con il progetto Un dolce futuro per le donne del Chaco boliviano 

DONA ORA

La provincia di Canchis, nella regione di Cusco, é uno degli epicentri dell’artigianato tessile in Perú, erede di tecniche ancestrali e manuali precolombine. In questo luogo, nel distretto di Pitumarca (dove troviamo anche la famosa montagna dei sette colori) – Lidia Huaman é una giovane madre artigiana che fu partecipante del progetto “Mujeres con Talento”, promosso da ASPEm e finanziato dall’Unione Europea, testimone di come la pandemia del COVID-19 sta pregiudicando pregiudicato e ha impoverito centinaia di famiglie che vivono di artigianato, considerato patrimonio culturale della nazione in Perú.

Lidia é stata una delle artigiane che, negli ultimi anni, grazie alla formazione ricevuta dal progetto Hecho con Talento, é riuscita mettere in comercio i suoi prodotti in uno dei luoghi piú importanti per la ricezione di turisti della cittá di Cusco: l’Hotel Monasterio. In questo Albergo, offriva i suoi stupendi prodotti in lana come mantelli, sciarpe, “chullos” o guanti a centinaia di turisti provenienti da tutto il mondo e i visitatori venivano affascinati e catturati dalla grande qualitá tessile e orafa dei capi di Lidia. In questo modo, Lidia, come anche tutte le sue compagne dell’Associazione di Artigiani “Apus Los Auquis” di Pitumarca, poteva degnamente lavorare e contribuire al sostentamento della sua famiglia. Ma, arrivó il COVID-19, il quale sbarró le porte, immediatamente, al turismo, mettendo la economía di tutta la regione di Cusco con le spalle al muro.

LIDIA HUAMAN – Pitumarca – Cusco

Adesso Lidia, rispettando la quarantena, passa le sue giornate chiusa in casa con il suo compagno, l’agricoltore Freddy Quispe, il figlio Luis e i tre fratelli piú piccoli in etá da scuola. Non sono permessi gli spostamenti e chiaramente, non ci sono i turisti: tutto il settore dell’artigianato é paralizzato nella storica terra degli Inca. A casa sua, per lo meno, possono mangiare le patate che loro stessi coltivano o i “chuños” (patate essicate dall’alto contenuto nutritivo) e un po’ di carne di alpaca che le fa arrivare suo padre dalle alture, il pastore “alpaquero” Jesús Huamán.

Tra le tante cose, Lidia é preoccupata, anche, per lui che vive in quelle fredde altitudini a piú di 4.000 metri nella comunitá di Tallani, dove il teléfono non prende, il cibo scarseggia e il freddo opprime. La quarantena senza artigianato é monotona e difficile in Canchis. Da una parte, Lidia soffre accorgendosi dei problemi della scuola a distanza che affrontano suo figlio e i fratelli: le lezioni vengono erogate alla televisione e a Pitumarca solo arriva il segnale di un canale della televisione di stato. La connessione internet é instabile e sia i bambini che il paese non erano pronti per adattarsi cosí velocemente alla tecnologia.

La situazione di questa giovane madre non é diversa da quella delle altre artigiane appartenenti alle 23 associacioni che esistono in Pitumarca e alle piú di 50 attive sul territorio di Sicuani, capoluogo della provincia di Canchis. Questa teritorio della regione di Cusco vive e si sostenta, senza alcun dubbio, grazie all’arte tessile: Lidia, come anche altri artigiani, é rimasta senza risparmi e per riprendere la sua attvitá, avrebbe bisogno di un finanziamento per acquistare i materiali che le servono, come, per esempio, la lana di alpaca e pecora. Tra l’altro, in futuro, la sua associazione sogna di poter acquisire una macchina filatrice que li possa auitare, proprio, nel proceso di creazione del filo partendo dalla fibra grezza raccolta dall’animale. Infatti, non é facile tessere un capo o un accessorio secondo le regole di rito dell’arte tessile tradizionale: Lidia apprese i segreti della fibra di alpaca dalla nonna Julia Huamán che con i suoi 97 anni é la grande matriarca del tessuto a Pitumarca. La giovane artigiana si impadroní delle varie fasi di lavorazione di questa materia prima: la prima filatura, il “trueque” o torcitura della fibra, la tintura a colori naturali come la tinta che si estrae dalla “cochinilla”, l’ordito e la rifinitura ornamentale. Lidia, prima della pandemia, andava alla cittá di Cusco a comprare il materiale. Ma, adesso, non c’é il trasporto per spostarsi da Pitumarca fino alla cittá Imperiale.

Come altre sorelle artigiane, alcune, tra l’altro, anche madri sole, Lidia aspetta la fine di questo brutto sogno per ritornare a vendere, all’Hotel Monasterio, i suoi meravigliosi prodotti, tessuti, con una delle fibre piú raffinate al mondo. Il COVID-19 le ha cambiato di colpo la vita, ma le tessitrici di Canchis sono sicure che risorgeranno dalle ceneri di questo momento, con la consapevolezza di essere le potratrici di un sapere tessile tradizionale il cui valore é riconosciuto in tutto il mono e che, da tempo, ha varicato i confini della proria terra.

Intervista: realizzata da Juan Ochoa-Giornalista. Tradución: Hermann Bizziccheri

Nell’ambito del nostro progetto Green School: rete lombarda per lo sviluppo sostenibile anche per le Green School della provincia di Como lo scorso 5 giugno si è svolta in modalità online la Festa della Sostenibilità. È stata un’occasione speciale per celebrare insieme ad alunni e docenti la Giornata Mondiale dell’Ambiente – istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite – e la conclusione di questo anno scolastico green. ASPEm ha consegnato alle 26 scuole della provincia gli attestati che le riconoscono come Green School.

La giornata si è suddivisa in due momenti: in mattinata gli alunni delle scuole secondarie di primo e secondo grado hanno presentato i percorsi svolti nelle proprie scuole e le buone pratiche messe in atto; il pomeriggio è stato dedicato alle scuole primarie e dell’infanzia: tramite una diretta streaming sul canale YouTube ASPEm Italia sono stati condivisi video e foto di eco-azioni e attività green realizzate da insegnanti, personale scolastico e alunni durante l’anno scolastico e il periodo di didattica a distanza.

Entrambi i momenti sono stati seguiti con molto entusiasmo: 150 alunni e docenti delle scuole secondarie sono stati i protagonisti della mattinata, mentre i partecipanti del pomeriggio, tra alunni, insegnanti, dirigenti e genitori, sono stati 948. Grazie a tutte le Green School della provincia di Como per la partecipazione e per l’impegno e la passione che hanno accompagnato tutto il lavoro svolto!

La parola d’ordine è: “ci uccide la fame prima del virus”. Migliaia di famiglie di Lima, recentemente immigrate dalle zone andine del Paese, stanno cercando il modo di ritornare alle zone di origine. Fuggono da Lima, dove si concentra la maggior parte dei casi di contagi da coronavirus. Ma non fuggono dal virus, fuggono dalla fame. E’ l’esodo dei dimenticati, dei poveri, degli esclusi, in piena quarantena da Covid-19.

Cercano di ritornare alle zone di origine, a piedi perché non ci sono mezzi pubblici e dormendo in terra ai bordi delle strade, alle città e ai paesi da dove erano venuti in cerca di fortuna nella Capitale. Avevano trovato occupazioni marginali e informali, con entrate di sopravvivenza giorno per giorno, ma da un mese tutto è bloccato e il lavoro marginale non esiste più. Nei paesi di origine sperano di ritrovare occupazione, di aiutare nella raccolta dei prodotti agricoli e soprattutto sanno che la vita costa molto meno che a Lima.

Si accompagnano a chi era venuto a Lima nei giorni precedenti il blocco, per necessità burocratiche, visite mediche, lavori stagionali ed è rimasto bloccato per la paralisi dei trasporti fino ad esaurire le risorse economiche che aveva.

Sono 170.000 le persone che da Lima vogliono ritornare ai paesi della sierra.

“Non si può permettere una uscita disordinata da Lima, perché queste persone possono essere portatrici di virus e generare problemi di epidemia nelle zone dove si dirigono” dice un esponente del governo, ma le soluzioni sono come sempre semplificatrici: la polizia sbarra loro il cammino, ci sono scontri fisici e la gente cerca nuove strade per riprendere la via verso la sierra.

Il Perù è in seconda posizione in America Latina per numero di casi di Covid-19. Sono 25.000 i contagiati e quasi 600 i morti. Da metà del mese di marzo tutto il Paese è in quarantena obbligata, che ha presentano molti buchi, per disorganizzazione, per irresponsabilità della gente e per la necessità obbligata di molti ad uscire di casa per cercare di vendere qualcosa o di fare qualche lavoro. “La salute della gente è l’obiettivo principale” dice il Presidente, ma le strutture sanitarie non sono per tutti, sono insufficienti anche per chi ne ha diritto e solo una parte della popolazione ha accesso agli aiuti pubblici.

La fame non aspetta: nelle strade prosegue l’esodo di chi non nulla.

Competences + è una partnership strategica tra 4 partner europei: ADICE (France), EPN (Regno Unito), ASPEm (Italia) e Blinc (Germania).

Nell’ambito di questo progetto biennale, è stata creata un’applicazione mobile per venire incontro alle abitudini attuali dei giovani che gestiscono la maggior parte delle loro attività sui loro telefoni cellulari.

L’obiettivo dell’applicazione Competences+ è raccogliere l’esperienza di chi partecipa ad esperienze di mobilità internazionale. Durante i loro periodi al’estero saranno in grado di scattare foto, scrivere la loro storia e tenere il ricordo del loro progetto di mobilità direttamente sul telefono.

Al termine della mobilità internazionale, le esperienze e le testimonianze registrate dai partecipanti posson essere esportate direttamente dai loro telefoni in formato PDF.

Con l’idea di un diario di bordo, il portfolio di esperienze e testimonianze può essere utilizzato per raccontare il progetto di mobilità a futuri datori di lavoro.

L’applicazione Competences+ consente inoltre ai partecipanti di analizzare le competenze acquisite durante la loro mobilità e di valutare le esperienze professionali che consentono loro di sviluppare nuove competenze come esempi concreti da presentare durante colloqui di lavoro.

Nell’applicazione telefonica, i partecipanti avranno accesso diretto a varie schede informative utili per preparare il loro ritorno dal progetto di mobilità. In base agli obiettivi degli utenti (studio, ricerca di lavoro, creazione di imprese, ecc.), i fogli tematici presentano la situazione e le offerte disponibili nei quattro paesi partner del progetto.

Un opuscolo delle 8 competenze chiave dell’Unione Europea sulla formazione permanente è disponibile anche per il download alla fine della mobilità. Ogni partecipante può valutare le proprie competenze e il loro sviluppo e confrontarle prima e dopo la mobilità.

Ciò aiuterà i giovani a identificare le proprie competenze e risorse e a verbalizzarle per presentare le proprie esperienze.

L’applicazione, scaricabile gratuitamente da Apple Store e Google Play, è disponibile in francese e inglese.

Nelle ultime settimane hanno preso servizio gli ultimi 3 volontari del progetto SuD HAV.

Con Marta, Edoardo e Cristina, sono 9 i giovani partiti con ASPEm grazie al programma EU Aid Volunteers.

Marta resterà fino ai primi di luglio 2019 a Shianda, villaggio nella regione del Kenya Occidentale, a supporto dei progetti di sviluppo comunitario dell’associazione Wefoco. 

 

Anche Edoardo ha cominciato un periodo di servizio di 6 mesi; in Bolivia contribuirà alle attività di sensibilizzazione e tutela dei minori della Fundación Munasim Kullakita.

 

Cristina invece collaborerà per 9 mesi con Aprodeh alla formazione  del personale locale nell’ambito della scrittura e gestione di progetti.

 

Da sinistra, Edoardo, Cristina e Marta durante la formazione prima della partenza

Altri 12 EU Aid Volunteer verranno inviati in Palestina, Bolivia, Perù, Kenya, India e Nepal a partire da giugno con il progetto SuD HAV 2.

 

Il 19 giugno 2019 si è svolto a Milano il seminario di avvio del progetto Green School, che ha coinvolto circa 200 persone tra insegnanti e attori del territorio lombardi.

Dopo i saluti istituzionali, alcune reti già attive e vincenti in Lombardia hanno condiviso la propria esperienza in ambito ambientale e di sostenibilità, portando esempi concreti e utili ai presenti (i materiali sono consultabili qui).

 

Le attività del progetto Green School sono state introdotte da Alfredo Somoza, presidente di CoLomba, che ha messo l’accento su come il tema della salvaguardia dell’ambiente e la tutela dei diritti umani siano strettamente connessi. Per questo motivo, Green School si inserisce perfettamente nei progetti di Educazione alla Cittadinanza Globale in Lombardia.

Abbiamo avuto ottimi riscontri dalle scuole a cui è stato proposto Green School e siamo fiduciosi di poter continuare con questo spirito con la promozione e la prima programmazione delle attività, insieme a tutti i partner.

Roma, 21 gennaio 2019

Comunicato stampa

Di fronte all’ennesima tragedia nel Mediterraneo, a chi scappando dall’inferno della Libia trova la morte a pochi chilometri dalle coste europee; di fronte a coloro che ancora strumentalmente accusano le ONG di voler far invadere il nostro Continente, quando invece, come in questo caso, è intervenuta la Marina italiana ed un mercantile a dare soccorso, e di fronte a una Guardia costiera libica, che ancor oggi riceve l’appoggio dal nostro Governo, e che dichiara di essere in avaria!

Di fronte a quanto sta accadendo FOCSIV e i suoi Soci non tacciono. Anzi invitano le organizzazioni della società civile, le parrocchie, i quartieri, i Comuni, a dichiararsi porti aperti. Porti aperti alla responsabilità umanitaria come risposta alla sofferenza umana, porti aperti per offrire sostegno e accoglienza. Porti sul nostro territorio, come esempio per centinaia di porti aperti in tutta Europa, nei paesi del Mediterraneo, dell’Africa e del mondo tutto, di quello che ancora si definisce semplicemente umano.” ha dichiarato Gianfranco Cattai, Presidente FOCSIV.

Tutte le accuse di collusione tra ONG e trafficanti sono cadute nel vuoto. Nel frattempo, si susseguono nuovi allarmi di imbarcazioni alla deriva con carichi di persone riconsegnate alla Libia. Mentre Malta, Italia e l’Europa tutta, si sottraggono al dovere umanitario e di coscienza: di salvare vite umane, in un balletto di cinico scarico di responsabilità.

 

La questione non sono le ONG, è la guerra, l’insicurezza, la detenzione dei migranti in centri di tortura, la collusione tra milizie, trafficanti e guardia costiera libica. L’irresponsabilità di governi indifferenti, cinici o, peggio, anch’essi collusi con le milizie locali per assicurarsi le fonti petrolifere, chiudendo gli occhi di fronte alle atrocità dello schiavismo e dello sfruttamento.

 

Sta in questo il fallimento del Governo italiano e dell’Unione europea.

 

L’unica soluzione è una forte pressione della comunità internazionale per costituire centri di accoglienza degni di questo nome, per dar seguito ai corridoi umanitari e alle operazioni di reinsediamento da attuare con qualsiasi paese civile, africano, europeo, di altri continenti, che si dichiari disposto a dare asilo.

E questo si può e si deve fare se viene data applicazione al Global Compact per i Rifugiati (già firmato dall’Italia, e di cui nessuno parla) e a quello per le migrazioni, che il Parlamento italiano dovrebbe approvare senza se e senza ma, applicando con coerenza una politica estera fondata sui diritti umani e non sugli interessi economici.

 

Ufficio Stampa FOCSIV – Volontari nel mondo

Giulia Pigliucci 335 6157253  ufficio.stampa@focsiv.it

Valentina Citati comunicazione social 3495301102 comunicazione@focsiv.it

Marta Francescangeli Tel. 06 6877867  m.francescangeli@focsiv.it

Dal alcune settimane gli alunni della scuola primaria di San Lorenzo (Tarija – Bolivia) ricevono barrette di amaranto per merenda.

Le barrette sono uno dei 5 prodotti trasformati di amaranto che hanno già ricevuto la certificazione sanitaria necessaria alla distribuzione e alla vendita e il primo ad essere consumato nelle scuole.

ASPEm e i partner del progetto, Renacc e APAT, stanno lavorando per poter distribuire i prodotti anche nelle altre scuole coinvolte.

Nel frattempo è stata soddisfatta la richista di aggiungere I prodotti a base di amaranto al paniere dei prodotti che l’amministrazione locale offre ai pensionati.

 

Preparazione del sussidio alimentare per i pensionati

L’attività è parte del progetto “Merenda scolastica per la sicurezza alimentare. Prodotti sani e locali per gli alunni delle scuole dei municipi Cercado e San Lorenzo – Tarija – Bolivia”, finanziato dalla Tavola Valdese.

ASPEm ha creato un modulo formative di 2 giorni per favorire l’accesso al mondo del lavoro attraverso la volarizzazione delle competenze acquisite durante periodi di volontariato o mobilità all’estero.

Il modulo è uno degli obiettivi di Competences+, un progetto Erasmus+, realizzato da ASPEm con l’associazione francese ADICE (capofila), la britannica EPN e la tedesca Blinc.

L’obiettivo della formazione è aiutare chi ritorna da un’esperienza di mobilità internazionale a inquadrare e presentare le competenze acquisite all’estero in vista della ricerca di un impiego.

 

I due giorni di formazione propongono attività che permettono ai partecipanti di definire in maniera precisa le competenze acquisite e di descriverle durante un colloquio di lavoro.

 

Con dinamiche e attività di gruppo ci partecipanti faranno un’analisi delle proprie esperienze professionali presenti e passate per riconoscere l’acquisizione di competenze concrete attraverso il confronto con gli altri.

 

Durante i due giorni di lavoro vengono anche proposti anche un’analisi del mondo del lavoro e alcuni esercizi pratici per identificare negli annunci di lavoro i requisiti di cui i candidati sono in possesso.

 

La formazione vuole quindi approfondire la conoscenza delle competenze professionali in ambito internazionale.

 

Dopo una presentazione generale, i partecipanti vengono coinvolti in attività con i seguenti obiettivi:

  1. Ricevere riscontri sull’esperienza di mobilità
  2. Aiutarli a verbalizzare le proprie esperienze
  3. Aiutarli a verbalizzare le possibili scelte future

 

Le principali attività comprendono:

  • Chi sono? Presentazione del proprio presente, passato e futuro
  • Cosa so fare davvero? Mi presento agli altri attraverso il mio bilancio delle competenze
  • Cosa posso fare ora con questa esperienza? Presentazione di opportunità di lavoro

 

Il modulo di formazione è disponibile a tutte le organizzazioni interessate e potrà essere incluso nelle regolari attività di accompagnamento al rientro da esperienze di mobilità.