Articoli

La parola d’ordine è: “ci uccide la fame prima del virus”. Migliaia di famiglie di Lima, recentemente immigrate dalle zone andine del Paese, stanno cercando il modo di ritornare alle zone di origine. Fuggono da Lima, dove si concentra la maggior parte dei casi di contagi da coronavirus. Ma non fuggono dal virus, fuggono dalla fame. E’ l’esodo dei dimenticati, dei poveri, degli esclusi, in piena quarantena da Covid-19.

Cercano di ritornare alle zone di origine, a piedi perché non ci sono mezzi pubblici e dormendo in terra ai bordi delle strade, alle città e ai paesi da dove erano venuti in cerca di fortuna nella Capitale. Avevano trovato occupazioni marginali e informali, con entrate di sopravvivenza giorno per giorno, ma da un mese tutto è bloccato e il lavoro marginale non esiste più. Nei paesi di origine sperano di ritrovare occupazione, di aiutare nella raccolta dei prodotti agricoli e soprattutto sanno che la vita costa molto meno che a Lima.

Si accompagnano a chi era venuto a Lima nei giorni precedenti il blocco, per necessità burocratiche, visite mediche, lavori stagionali ed è rimasto bloccato per la paralisi dei trasporti fino ad esaurire le risorse economiche che aveva.

Sono 170.000 le persone che da Lima vogliono ritornare ai paesi della sierra.

“Non si può permettere una uscita disordinata da Lima, perché queste persone possono essere portatrici di virus e generare problemi di epidemia nelle zone dove si dirigono” dice un esponente del governo, ma le soluzioni sono come sempre semplificatrici: la polizia sbarra loro il cammino, ci sono scontri fisici e la gente cerca nuove strade per riprendere la via verso la sierra.

Il Perù è in seconda posizione in America Latina per numero di casi di Covid-19. Sono 25.000 i contagiati e quasi 600 i morti. Da metà del mese di marzo tutto il Paese è in quarantena obbligata, che ha presentano molti buchi, per disorganizzazione, per irresponsabilità della gente e per la necessità obbligata di molti ad uscire di casa per cercare di vendere qualcosa o di fare qualche lavoro. “La salute della gente è l’obiettivo principale” dice il Presidente, ma le strutture sanitarie non sono per tutti, sono insufficienti anche per chi ne ha diritto e solo una parte della popolazione ha accesso agli aiuti pubblici.

La fame non aspetta: nelle strade prosegue l’esodo di chi non nulla.