COoperiaMO: la cooperazione a Como

Il 10 febbraio si è svolto il convegno COoperiaMO: la Cooperazione e la Solidarietà Internazionale per un futuro di Pace, promosso da CSV Como e Coordinamento Comasco per la Pace.

Una giornata di confronto sulle sfide e sulle possibilità della Cooperazione in provincia di Como, fra analisi della situazione attuale e prospettive per il futuro.

Ha partecipato per noi Gianni Maruzzi, socio ed ex Presidente. Ecco il suo racconto.

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CRISI DEI MODELLI TRADIZIONALI

Il convegno si è articolato in due tempi, una mattinata con relazioni di esperti ed un secondo al pomeriggio con la discussione su 3 tavoli a gruppi.

È emerso subito come il modello tradizionale sia sub judice: Cooperazione per progetti e per bandi (troppa burocrazia e competitività): la criticità sta anche nel fatto che termina il progetto spesso senza avere continuità con il rischio di farne crollare le prospettive per cui era nato. Viene proposta come alternativa una forma di gemellaggio, di sinergia con le realtà locali per favorire la continuità dei processi avviati e dare seguito alle ragioni che hanno fatto nascere la progettualità.

Si è sottolineata la imprescindibile necessità di scegliere i partners locali con criteri di eticità e competenza.

Su un piano più generale è importante evitare il rischio di voler trasmettere il sapere al paese-obiettivo senza mettersi piuttosto in un ’atteggiamento di scambio, di osmosi tra culture diverse

È stata sottolineata l’importanza di DECOLONIZZARE la mentalità dell’aiuto, spesso ancora presente in certi progetti ma soprattutto nell’atteggiamento politico dei ministeri. A questo proposito ne è scaturita una critica alle scelte del ministero da cui dipende la cooperazione italiana che già nel nome include gli obiettivi strategici (ministero AFFARI esteri) finalizzati ad un rientro economico.

È ritenuto urgente lavorare in aggregazione, sinergia e rete tra associazioni/ONG per avere meno dispersione di energie anche economiche, evitare la competitività ed avere più forza contrattuale

Si è cercato di chiarire il ruolo della associazione/ONG sostenendo l’importanza di privilegiare azioni di ampio respiro sulla qualità della vita del paese dove si va a lavorare piuttosto che mettersi nei panni del barelliere votato all’emergenza.

 

LE RISORSE

I governi sono refrattari a destinare una quota sufficiente da rendere disponibile per la cooperazione. Attualmente la quota è del 0,32% sul reddito lordo nazionale di cui però una grossa fetta è destinata all’accoglienza dei rifugiati. L’obiettivo è di portare tale quota allo 0,70.

La realtà attuale (pandemia Covid, guerra in Ucraina, guerra a Gaza) hanno ulteriormente limato le risorse con la grave conseguenza che la dotazione economica per la cooperazione è stata ulteriormente ridotta per convertire risorse in spese militari.

 

COME È CAMBIATO IL MONDO NEL SECONDO MILLENNIO

È stata fatta una cruda analisi del cambio di paradigma a partire dall’11 settembre 2001, dal momento in cui il mondo si è sostanzialmente diviso in 2 schieramenti, Occidente e Mondo arabo (e i suoi alleati). Questo ha favorito l’accendersi di focolai bellici che (come ci mostra la realtà attuale) sono sconfinati in guerre vere e proprie incrementando una corsa agli armamenti con ingenti investimenti economici su questo settore. L’Italia si è allineata raddoppiando negli ultimi 5 anni la spesa militare.

La riflessione in merito: anche là dove la guerra non è arrivata “per essere più sicuro devo comprare più armi” e paradossalmente questo ha ridotto la sicurezza aumentato la precarietà e il senso di minaccia globali e quindi il senso di paura oltre a distogliere risorse per istruzione, sanità, ecc. Un’altra conseguenza è stata la “militarizzazione“ del linguaggio : durante la pandemia di Covid si sentiva dire che i medici “andavano in prima linea” … come in guerra.

La guerra/le guerre tutte aumentano il potere dei potenti e aumentando la paura dei poveri ne riducono il senso di sicurezza. In effetti il potere politico è diventato potere economico più che strutturale-sociale.

 

IL CONFLITTO

Conflitto non vuol dire solo conflitto violento, guerra. Il conflitto è inevitabile quando vi sono posizioni contrapposte. Purtroppo la conflittualità violenta spesso si declina nella intolleranza della posizione di chi sta di fronte; ne sono esempio i dibattiti pubblici, televisivi, talk-show dove è impossibile per le parti esprimere appieno il proprio pensiero-parere. Questo perché si parte sempre da una posizione personale e non con una visione del mondo ideale, positivo, di rispetto e di solidarietà.

Si è proposto alla fine dei lavori di ritrovarsi e proseguire e approfondire le tematiche trattate.