Servizio Civile all’estero: il racconto di Sharon e Federica dalla Bolivia

Abbiamo raccolto le voci di Sharon Caccavari e Federica Monacelli, volontarie in Servizio Civile Universale a La Paz, Bolivia, per raccontare cosa significa scegliere di partire, lavorare in contesti complessi e mettersi in gioco ogni giorno.

Le loro parole parlano di crescita, impatto, relazioni e consapevolezza.

Come è maturata la decisione di partire?

Sharon: “La decisione di partire per il Servizio Civile Universale è maturata nel tempo. Sentivo il bisogno di fare un’esperienza che avesse un impatto reale e che mi permettesse di crescere sia a livello personale che professionale. Ho sempre avuto interesse per l’ambito sociale e per il lavoro con persone in situazioni di vulnerabilità. Inoltre, avevo visto le mie sorelle fare il servizio civile e questo mi ha fatto avvicinare ancora di più a questa esperienza. Da un po’ di tempo stavo cercando un modo per entrare maggiormente nel mondo della cooperazione internazionale e capire meglio se è davvero il settore in cui voglio lavorare in futuro. Il servizio civile mi è sembrato il passo giusto per iniziare a fare esperienza concreta sul campo e imparare direttamente lavorando in un contesto internazionale.”

Federica: “Era da tempo che avevo in mente di voler partire per fare un’esperienza come quella che offre il Servizio Civile, ma desideravo trovare il momento più adatto per intraprenderla. Prima di concretizzare la scelta sono trascorsi vari anni durante i quali ho raccolto diverse esperienze, costruendo poco a poco il processo che doveva precedere il momento del viaggio, come un puzzle che nel tempo prende sempre più una forma chiara. L’aver studiato psicologia ha posto le basi per iniziare a lavorare in contesti sociali. Un’esperienza di volontariato in Guatemala ha fatto crescere in me il desiderio di spendere più tempo in America Latina. Un master etno-sistemico-narrativo ha suscitato in me la voglia di conoscere un Paese come la Bolivia, con una cultura ancora ricca di momenti ritualistici che in questo tempo sto conoscendo sempre meglio e mi stanno appassionando. Lavorare già in Italia nel sociale mi ha fatto sentire più preparata professionalmente per costruire questo nuovo tassello che è il Servizio Civile nella mia vita.”


C’erano aspettative o motivazioni comuni?

“Volevamo fare esperienza pratica nel sociale e capire realmente come funziona la cooperazione internazionale sul campo. Eravamo entrambe curiose di conoscere e vivere in America Latina. Avevamo l’aspettativa di lavorare direttamente con le persone beneficiarie del progetto e cercare di avere un impatto, anche se piccolo, sentendoci utili.”


Perché questa destinazione?

Sharon: “Avevo scelto come area l’America Latina perché ero curiosa della cultura e volevo conoscere quella realtà più da vicino. Non avevo una preferenza specifica per un Paese in particolare. In realtà non ho scelto la destinazione per il luogo in sé, ma soprattutto per il progetto del Servizio Civile Universale, perché era quello in cui mi rispecchiavo di più e che sentivo più vicino ai miei interessi.”

Federica: “La mia scelta è stata guidata principalmente dall’ambito del progetto, di mio interesse anche in Italia, dove avevo iniziato a lavorare per una cooperativa che si occupava delle stesse tematiche. Il fatto poi che questo progetto si svolgesse proprio in Bolivia mi ha dato ancora più la certezza di volerla scegliere come sede, anche per conoscerne le pratiche ritualistiche che raccontano parte della tradizione e cultura indigena ancora fortemente presente sul territorio.”


Il primo impatto con il contesto

Sharon: “Per me il primo vero impatto è stato il trabajo de calle, cioè le uscite in strada per incontrare e parlare direttamente con ragazze e persone in situazioni di forte vulnerabilità. In quel momento ho visto davvero realtà che prima avevo solo letto nella scheda del progetto: situazioni di povertà molto dure e storie di ragazze scappate da contesti familiari violenti, che poi si sono ritrovate a vivere in strada o a prostituirsi. All’inizio è stato difficile, perché leggerlo è una cosa, ma ascoltarlo direttamente dalle persone è molto più forte. Mi è servito tempo per abituarmi, ma parlare con colleghi che fanno questo lavoro da anni mi ha aiutata molto a capire come affrontarlo.”

Federica: “Il primissimo impatto è avvenuto appena arrivata a El Alto, quando, scendendo verso La Paz, la sua particolare configurazione ha iniziato a trascinarmi dentro come fossero le fauci di un animale. Poco dopo, però, ho avuto un secondo grande impatto: quando ho accompagnato una ragazza dell’Hogar a testimoniare e a riconoscere luoghi e persone accusate. È stato un momento molto forte. Rientrare in quegli spazi, ascoltare, restare lì per ore. Ho sentito anche io il desiderio di scappare, ma siamo rimaste. E questo mi ha fatto capire che il Servizio Civile significa anche restare accanto nei momenti più difficili.”


Le attività quotidiane

Sharon: “Non sono assegnata a un singolo progetto, ma lavoro in diverse attività della sede: scrivo politiche legali, organizzo talleres sui diritti umani, faccio trabajo de calle per identificare vittime, supporto l’espacio abierto con laboratori, compiti, cucina e giochi, e do lezioni di danza nell’hogar come strumento di empowerment. Il contesto è molto dinamico: si lavora a contatto diretto con persone in situazioni di vulnerabilità e ogni giorno si imparano cose nuove sul campo.”

Federica: “Sono stata assegnata all’Hogar transitorio Trampolin, dove affianco principalmente l’area di psicologia, svolgendo colloqui individuali, terapie di gruppo e accompagnamenti delle ragazze sia per questioni di salute che per questioni inerenti il loro caso. Insieme all’equipe organizziamo talleres de padres, incontri con le famiglie ed eventi all’interno dell’hogar. Inoltre ho l’opportunità di assistere alla loro quotidianità, passando tempo con loro anche in maniera più informale.”


Una parola per raccontare l’esperienza

“RAGNATELA. All’inizio si può percepire un senso di spaesamento e distanza rispetto ad alcune pratiche, poi, poco a poco, si iniziano a costruire figure sempre più coerenti, dando vita a una forma che, anche se imperfetta, acquisisce senso nel complesso, lasciando aperta la possibilità di ingrandirsi o variare.”


Un consiglio a chi sta pensando di partire

“Partire con curiosità e apertura, pronti a mettersi in gioco. È un’esperienza intensa, che ti mette davanti a realtà difficili, quindi è importante avere resilienza e voglia di imparare. Inoltre partire dalla consapevolezza di avere dei privilegi e poterli nel tempo decostruire, costruendosi un’idea sapendo che può cambiare forma varie volte. Può essere importante non affezionarsi troppo alle aspettative che precedevano la partenza.”

Categories: FOCSIVPublished On: 3 Marzo 2026

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