
Il progetto nazionale
Sono 13 le ONG coinvolte su tutto il territorio nazionale. Una grande squadra per promuovere i valori positivi dello sport, in campo per l’integrazione e l’inclusione.
Informiamo e raccontiamo insieme l’altra faccia della realtà
Promuoviamo la campagna #Odiarenoneunosport che coinvolge personaggi sportivi di richiamo e mobilita l’attivismo giovanile. Attraverso gli strumenti della campagna (10 short video ancorati alle parole chiave dell’odio nello sport – 20 servizi fotografici con testimonial sportivi – un blog di contro-narrazione con testimonianze ed esempi positivi di reazione all’intolleranza nello sport – un Bullyctionary, dizionario del bullismo online, realizzato insieme alle Assicurazioni Generali – 20 spot radiofonici – un instagram contest – cartelloni e striscioni con i messaggi della campagna in almeno 20 eventi sportivi) raggiungeremo oltre 1 milione e mezzo di persone sensibilizzando sul problema ma anche portando esempi positivi di integrazione e inclusione attraverso lo sport.
Lavoriamo insieme alle scuole e alle società sportive
Abbiamo creato delle unità didattiche e dei percorsi formativi interattivi per far riflettere i ragazzi sul fenomeno dell’hate speech nello sport e fornire loro strumenti per difendersi. Lavoriamo con 1200 studenti delle scuole secondarie di I e II grado; 2200 giovani sportivi tra gli 11 e i 18 anni aderenti a società sportive dilettantistiche, 200 insegnanti e 150 allenatori o dirigenti società sportive.
Mobilitiamo i giovani
Delle squadre anti-odio territoriali di giovani atleti di varie discipline sportive, appositamente formati, intercetteranno e risponderanno in modo pertinente (supportati da norme giuridiche ed etiche) ai messaggi di hate speech nello sport.
Si tratta di 7 squadre su 7 territori, composte da 10 giovani ciascuna: per un anno monitoreranno almeno 80 tra gruppi, profili e pagine delle società sportive sui principali social network e chat e realizzeranno, insieme agli studenti delle scuole coinvolte, 10 flash mob territoriali in contemporanea, in occasione della Giornata mondiale dello Sport, per attirare l’attenzione sul problema.
Studiamo il fenomeno per contrastarlo
Nell’ambito del progetto, il Centro CODER dell’Università di Torino ha realizzato la seconda edizione del Barometro dell’Odio nello Sport.
Lo studio ha monitorato per tre mesi, dal 1° Ottobre 2022 al 6 Gennaio 2023, i social (Facebook e Twitter) delle 5 principali testate sportive italiane, Gazzetta dello Sport, Tuttosport, Corriere dello Sport, Sky Sport e Sport Mediaset, identificando quattro principali dimensioni dell’hate speech: linguaggio volgare, aggressività verbale, aggressività fisica e discriminazione. Su un totale di 3.412.956 commenti su Facebook e 29.625 su Twitter analizzati, circa un milione sono stati classificati come hate speech e circa 200.000 contenevano almeno un riferimento alla discriminazione.
L’hate speech online in ambito sportivo è un fenomeno in crescita. Si manifesta per lo più sotto forma di aggressività verbale e ha maggiore incidenza nei commenti social riguardanti il calcio, sport che domina quasi totalmente il flusso dell’informazione sportiva italiana, ma è rilevante anche rispetto a pallavolo e basket. In leggera diminuzione invece sono le espressioni riconducibili a forme di aggressività fisica e discriminazione che comunque rimangono a livelli ancora preoccupanti, soprattutto nei confronti di sportivi che – nella vita reale – parlano e denunciano episodi di razzismo.
Le attività di ASPEm
All’interno del progetto nazionale, ASPEm si occupa di portare avanti le attività nel suo territorio.
Si tratta di incontri educativi e di sensibilizzazione, realizzati sia nelle scuole che in contesti sportivi, per favorire la resilienza dei più giovani e aiutare gli adulti a sviluppare strategie e obiettivi comuni.
I Partner
Odiare non è uno Sport è promosso da CVCS in collaborazione con Amici dei Popoli • CELIM • COMI • COPE • CSI • ImpactSkills • SIAVS • ISF • Centro Nazionale Sportivo Libertas • LVIA • Progetto Mondo • Università di Torino • Università di Trieste
Con il cofinanziamento di Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo 


