SUMAJ PACHA: un nuovo cammino per le comunità di Cochabamba

A gennaio 2026  è partito un progetto che porta con sé la promessa di un futuro più sostenibile per le comunità rurali di Melga e Sapanani, nel cuore della regione andina boliviana.

Nelle valli che si snodano tra Cochabamba e le regioni pre-amazzoniche, ASPEm ha avviato un nuovo capitolo della sua presenza in Bolivia. Il progetto “SUMAJ PACHA“, che in Quechua significa “tempo buono” o “terra bella”: un nome che porta con sé la l’intento di sostenere un’economia e un’alimentazione sane attraverso la cura della terra, dei semi e dell’acqua.

Siamo nelle comunità rurali di Melga e Sapanani, nel municipio di Sacaba, dove 1.186 persone, tra cui 304 donne, stanno per diventare protagoniste di un percorso che prende spunto dalle conoscenze locali, da pratiche già esistenti e da bisogni concreti che le comunità stesse hanno identificato.

La Bolivia è uno dei paesi latinoamericani più vulnerabili ai cambiamenti climatici. Nelle zone dove lavoriamo, questo non è un concetto astratto, ma una realtà quotidiana e tangibile: le piogge arrivano meno e in periodi diversi rispetto al passato; quando piove, spesso si tratta di un evento estremo che causa inondazioni e smottamenti. Nel luglio 2023, Sacaba ha dovuto dichiarare un’allerta arancione per la siccità.

A questa pressione climatica si aggiunge quella umana: l’agricoltura intensiva ha impoverito i suoli, la migrazione verso le città ha spopolato le campagne, e i modelli alimentari tradizionali stanno lasciando spazio a cibi più economici ma di scarsa qualità nutrizionale. È un circolo vizioso che il progetto SUMAJ PACHA vuole provare a contrastare, creando al suo posto un circolo virtuoso.

Il progetto si sviluppa attorno a tre risultati interconnessi, pensati per stimolare processi sostenibili che possano reggersi sulle proprie gambe anche quando, tra tre anni, il finanziamento terminerà.

Il primo pilastro è la produzione agroecologica. Si tratta di coltivare senza pesticidi, ma anche di riscoprire un modo di fare agricoltura che rispetti i ritmi della natura e della cultura locale. Verranno creati orti familiari e sistemi agroforestali, dove le famiglie (con particolare attenzione alle donne) potranno coltivare ortaggi, frutta e verdura per l’autoconsumo e la vendita nei mercati locali. Ma c’è di più: attraverso uno studio partecipativo, verranno catalogate le risorse genetiche della zona, riscoprendo semi antichi che i cambiamenti climatici e l’agricoltura industriale stanno facendo scomparire. In ogni comunità verranno formati dei/delle “custodi di semi”, figure che non solo conserveranno queste varietà preziose, ma ne trasmetteranno la conoscenza alle generazioni future.

Il secondo pilastro guarda alla trasformazione e alla commercializzazione. Non basta produrre, serve anche dare valore a ciò che si produce. Il progetto lavorerà con due associazioni locali di produttori e produttrici: APPACREM a Melga, composta da 103 membri (di cui 96 donne) che producono e trasformano latticini, e APPAS a Sapanani, con 196 soci dediti alla coltivazione di patate e ortaggi. APPACREM riceverà attrezzature per la produzione casearia che permetteranno di produrre yogurt, formaggi e gelati di qualità. APPAS avrà invece un impianto per la produzione di biofertilizzanti, che servirà sia per l’autoconsumo in comunità che per la vendita esterna. Le associazioni riceveranno inoltre formazione gestionale, svilupperanno piani d’impresa, otterranno certificazioni ecologiche e sanitarie, e si apriranno a nuovi canali di vendita, incluso uno spazio permanente a Sacaba per i prodotti agroecologici.

Il terzo pilastro è l’acqua, risorsa sempre più preziosa e sempre più scarsa. Verranno realizzati sistemi di raccolta e stoccaggio dell’acqua piovana, sia comunitari che familiari, che permetteranno di avere riserve anche durante la lunga stagione secca. Verranno migliorati i sistemi di irrigazione, rendendoli più efficienti grazie alla tecnologia a goccia. Ma soprattutto, verranno protette le zone di ricarica idrica e le fonti d’acqua, con interventi complementari di riforestazione e attraverso accordi comunitari per la loro gestione sostenibile. Perché l’acqua non è solo una risorsa tecnica, è un bene comune che richiede cura collettiva.

Nessun progetto può funzionare senza un partner locale forte, e in questo ASPEm può contare sulla collaborazione con Yachay Chhalaku (che in Quechua significa “scambio di saperi”), un’organizzazione boliviana che dal 2002 lavora nel municipio di Sacaba. Yachay Chhalaku è un’istituzione profondamente radicata nel territorio e lavora quotidianamente con le comunità, le autorità locali e le organizzazioni sociali. La sua missione è promuovere l’esercizio pieno dei diritti della popolazione indigena e contadina, con particolare attenzione all’equità di genere.

Yachay Chhalaku porta nel progetto un’esperienza consolidata nel rafforzamento produttivo, nella gestione ambientale e nella lotta contro la violenza di genere. Ma porta anche relazioni indispensabili: con il Governo Autonomo Municipale di Sacaba, con le scuole, con le organizzazioni di base. È questo tessuto sociale che permetterà al progetto di essere davvero partecipativo, di rispettare le dinamiche culturali locali e di garantire la sostenibilità nel tempo.

In Bolivia, abbiamo sviluppato una competenza specifica in sviluppo rurale, protezione ambientale, sicurezza alimentare e tutela dei diritti umani, sempre con un approccio di genere trasversale.

Nel progetto SUMAJ PACHA, portiamo questa esperienza consolidata, coordinando l’intervento e costruendo ponti tra le comunità boliviane e i sostenitori italiani, tra le esperienze locali e le politiche globali di sviluppo sostenibile, supportando la tradizione e impulsando l’innovazione.

Questo progetto è reso possibile grazie al finanziamento della CEI, la Conferenza Episcopale Italiana, attraverso i fondi dell’8×1000. È un sostegno che si inserisce nella visione di Papa Francesco espressa nell’enciclica “Laudato Si‘” sulla cura della casa comune, e nell’esortazione apostolica “Querida Amazonia” sull’importanza di ascoltare i popoli indigeni per una protezione ambientale efficace.

Del resto, a Melga la presenza della chiesa italiana ha radici profonde: Roberto “Berto” Nicoli, primo missionario italiano in Bolivia, ha lavorato qui per oltre 45 anni, lasciando un’eredità che continua con la presenza dei missionari di Bergamo. La parrocchia di Melga sarà un punto di riferimento importantissimo per il progetto, facilitando la comunicazione con le famiglie e supportando la costruzione di relazioni solide nelle comunità.

SUMAJ PACHA vuole essere il seme di un cambiamento duraturo. Quando nel 2028 il finanziamento terminerà, le parcelle agroforestali continueranno a produrre, gli impianti di trasformazione saranno di proprietà delle associazioni locali e i sistemi di raccolta dell’acqua saranno gestiti dalle comunità. Le conoscenze acquisite saranno patrimonio delle persone.

La speranza è che, con il supporto di questo intervento, in quelle valli tra Cochabamba e le regioni pre-amazzoniche, qualche giovane in meno avrà dovuto lasciare la propria terra per cercare lavoro in città. Perché SUMAJ PACHA significa anche offrire opportunità per una vita dignitosa nei territori rurali e peri-urbani, dove la terra può ancora essere “bella” e il tempo può tornare a essere “buono”.

Categories: Bolivia, Sud AmericaPublished On: 29 Gennaio 2026

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