Raccontarsi per immagini: il collage come autoritratto collettivo
Di Mattia Marzolati – Fotografo e formatore
Quando mi è stato chiesto di progettare un laboratorio sull’autonarrazione per immagini, nell’ambito del progetto Voci Migranti: storie che attraversano confini presso la scuola superiore Jean Monnet di Mariano Comense, ho individuato nel collage la forma espressiva più adatta a restituire la complessità di una storia personale.

Per avvicinarci a questo linguaggio visivo fondato sulla composizione e sull’accostamento di immagini, ho presentato alle classi una grande varietà di forme di autonarrazione fotografica, mettendone in luce le pressoché infinite possibilità tecniche ed espressive. Il selfie può avere finalità commerciali o documentative; l’autoscatto può essere una poesia senza parole o un ricordo intimo da custodire. Allo stesso tempo, l’autorappresentazione, nelle sue modalità e nei suoi contesti, è stato usato come strumento politico: può esaltare una conquista militare o una situazione di dominio, ma anche trasformarsi in contronarrazione, in rivendicazione di diritti, di identità e di culture oppresse.


Abbiamo poi esplorato la manipolazione delle immagini attraverso la loro frammentazione e l’accostamento di elementi visivi distinti, analizzando come questo processo possa sovvertire i significati originari e generarne di nuovi.
A questo punto del percorso, è stato chiesto ai ragazzi e alle ragazze di riflettere su tre aspetti della propria persona: un autoritratto, una geografia personale e una terza persona o un oggetto che sentissero in qualche modo rappresentativi di sé. Lavorando con immagini tratte da archivi familiari, fotografie scattate a scuola, cartine geografiche e materiali scaricati da internet, gli studenti hanno composto i propri collage, arricchiti in seguito da scritte e decorazioni che ne completavano e intensificavano il risultato finale.

Attività realizzate nell’ambito del progetto “Voci Migranti: storie che attraversano confini” finanziato da Fondazione Migrantes


