Peers for Equality – Thematic Awareness Training, Baile Govora
Di seguito riportiamo la testimonianza di Margherita, che il mese scorso, tramite ASPEm, ha partecipato in Romania al progetto Erasmus+ Peers for Equality – Thematic Awareness Training (TAT), incentrato sul tema dell’equità di genere, affrontata da una prospettiva intersezionale.
“Il training si è svolto in una località rurale, immersa nella natura, completamente fuori dai circuiti turistici. Un luogo che probabilmente non avrei mai avuto occasione di scoprire al di fuori di un’esperienza come questa e che ha contribuito in modo significativo a creare uno spazio di lavoro sereno, favorendo concentrazione, dialogo e confronto autentico.
Per una settimana ho alloggiato – con lə altrə participanti – in un hotel quasi interamente riservato al nostro gruppo, condividendo spazi, tempo e attività. Da subito si è creato un clima di apertura e collaborazione, favorito anche dall’approccio libero e flessibile proposto dal programma: alcune attività erano strutturate e programmate (pur mantenendo un’atmosfera rilassata e informale), mentre il resto del tempo poteva essere gestito in autonomia, permettendo a ciascunə di seguire i propri interessi e ritmi personali.
La metodologia utilizzata è stata quella della peer education. Il formatore, molto competente, ha saputo costruire un percorso stimolante e ben strutturato, lasciando ampio spazio allo scambio tra pari. Il gruppo è stato coinvolto attraverso discussioni, lavori di gruppo e attività partecipative che hanno reso l’apprendimento concreto, collaborativo e fondato su uno scambio reciproco di esperienze e prospettive. Uno degli aspetti più rilevanti, infatti, è stata l’eterogeneità del gruppo: 30 partecipanti provenienti da 10 Paesi diversi, con background, età ed esperienze molto differenti. Questa diversità ha rappresentato un elemento chiave per il tipo di lavoro svolto, portando prospettive culturali e personali che hanno arricchito ogni confronto.
Durante il percorso abbiamo affrontato temi centrali legati all’equità e all’inclusione, come i meccanismi dell’oppressione, ruoli ed aspettative di genere, l’educazione inclusiva, i processi decisionali collettivi, i nuovi strumenti di advocacy e il ruolo degli youth workers nel promuovere ambienti più equi. Questi argomenti sono stati trattati in modo esperienziale, spesso a partire da situazioni reali o simulate, che ci hanno permesso di analizzare dinamiche complesse esplorando come si manifestino, da cosa prendano forza, come impattino la vita delle persone.
La dimensione individuale ha avuto un ruolo centrale nel percorso, con momenti dedicati all’autoriflessione e alla messa in discussione dei propri schemi, bias e vissuti. Questo ha permesso di analizzare in modo critico il proprio posizionamento e la motivazione a contribuire concretamente al cambiamento.
Al termine del percorso, torno con nuovi strumenti teorici e pratici, materiali utili per il mio lavoro quotidiano e una maggiore consapevolezza del valore dell’equità, intesa in senso ampio e intersezionale.
Per chi lavora nell’educazione, nel sociale o in contesti giovanili, esperienze come questa rappresentano un’occasione concreta per aggiornare strumenti e approcci, ma anche per mettere alla prova la propria capacità di agire, facilitare, progettare in modo inclusivo. Aver avuto la possibilità di confrontarmi su questi temi con persone provenienti da contesti così diversi ha reso evidente quanto sia necessario un approccio educativo capace di valorizzare le differenze e al tempo stesso di riconoscere le strutture che generano esclusione.”

