Non ce ne siamo mai andatǝ: il ritorno di ASPEm a Butezi

Forse non moltə sanno che quando ASPEm nacque ufficialmente nel 1979, era in realtà già una storia in cammino. 

Nel 1975, infatti, un gruppo di volontarǝ aveva scelto il Burundi come luogo in cui condividere vita, lavoro e responsabilità, stabilendosi poco dopo a Butezi, una zona periferica e allora particolarmente fragile dell’altopiano orientale del Paese.

È lì che affondano le radici di ASPEm. Un’esperienza nata prima come scelta di presenza, di relazione e di ascolto e solo successivamente come organizzazione strutturata. La Comunità del Pellegrino di Cantù, animata da don Alberto Vigorelli, inviando a Butezi don Flavio Colombo, Paolo Marelli e i primi volontarǝ, aveva già avviato un percorso che metteva al centro le persone e la loro capacità di essere protagoniste del proprio futuro. ASPEm è nata per dare forma e continuità a quella intuizione.

Negli anni, la presenza a Butezi si è trasformata in un intervento di cooperazione articolato e multisettoriale. Accanto alle attività sociali e sanitarie, sono nate esperienze produttive basate sul modello cooperativo, riunite nell’UNICOOP di Butezi e coordinate dal Centro di Sviluppo Sociale di Butezi (CDS). Un progetto ambizioso, che mirava allo sviluppo integrale della persona e della comunità e che ha coinvolto centinaia di persone, con il contributo di oltre sessanta volontarə italianə tra il 1975 e il 1996.

Poi la storia, come spesso accade, ha imposto una battuta d’arresto.
I sanguinosi conflitti etnici che hanno attraversato il Burundi negli anni Novanta hanno colpito duramente anche Butezi. Nel 1996 la situazione è diventata insostenibile: lə volontarə sono statǝ costrettǝ a lasciare il Paese, le attività si sono interrotte, molte persone sono fuggite o sono state sfollate. È stata una frattura profonda, umana prima ancora che operativa.

Eppure, nonostante tutto, ASPEm non se n’è mai davvero andata.
Negli anni della distanza forzata, il legame con Butezi è rimasto vivo, seppur in forme diverse: contatti personali, sostegni da lontano, piccoli interventi, una memoria condivisa che non si è spenta. Dal 2015 ASPEm ha ripreso ufficialmente le attività di sostegno al CDS, riaprendo un dialogo che affonda le sue radici in una storia lunga e complessa.

È dentro questo percorso che si colloca la missione di gennaio 2026.
Il vicepresidente di ASPEm Mario Mascheroni insieme allo storico amico e volontario Daniele Calabresi sono tornati in Burundi dopo molti anni. Un ritorno che non nasce dal desiderio di “ricominciare da zero”, ma dalla volontà di dare continuità a un’esperienza che, pur tra pause e ferite, non si è mai conclusa.

La missione è stata un’occasione di ascolto, di incontro e di verifica. In dodici giorni di permanenza, cinque dei quali passati a Butezi, sono stati riallacciati rapporti, condivise riflessioni con il CDS, con UNICOOP e con la Diocesi, affrontando insieme nodi organizzativi e prospettive future.

Il segno più significativo di questo viaggio sta forse proprio nella consapevolezza, condivisa da tuttǝ che Butezi non è solo un luogo di intervento, ma una storia di relazioni. Come ha raccontato Daniele, ritornare è stato “come tornare in famiglia”, ritrovando legami di fiducia costruiti nel tempo, che resistono anche alle assenze più lunghe. Mario ha descritto l’emozione intensa di rivedere, dopo più di trent’anni, luoghi che avevano segnato profondamente la sua vita, come l’ospedale dove sono nate le sue figlie.

Oggi ASPEm sente il desiderio – e la responsabilità – di fare un passo in più. L’obiettivo è esserci, ancora una volta, con discrezione e continuità. Il ritorno a Butezi vuole essere un segnale: qualcosa si muove, una storia antica torna a interrogare il presente, con lo sguardo rivolto al futuro.

Perché alcune esperienze non finiscono davvero. Si trasformano, attraversano il tempo e prima o poi chiedono di essere nuovamente interpretate.

Categories: StoriePublished On: 4 Febbraio 2026

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