Servizio Civile all’estero: il racconto di Elena, Sara, Alyaa, Fabiola dal Perù
È uscito il bando del Servizio Civile Universale 2026. Scopri le posizioni e fai domanda entro l’8 aprile 2026.
Quattro percorsi diversi, una scelta comune: partire per il Servizio Civile Universale all’estero.
Elena Armiento, Sara Scandola, Alyaa Owis e Fabiola Turiño stanno svolgendo il loro anno di servizio civile a Cusco, in Perù, presso la sede Yanapanakusun Cusco. Tra attività sul campo nelle comunità rurali e lavoro in ufficio, la loro esperienza è fatta di apprendimento continuo, adattamento e incontro con un contesto nuovo.
Abbiamo raccolto la loro testimonianza.

Come è maturata la decisione di partire per il Servizio Civile?
Nonostante i nostri percorsi formativi e professionali siano diversi, tutte e 4 abbiamo maturato l’idea di partire per il Servizio Civile Universale perché ci sembrava la giusta opportunità da cogliere per trovare l’arricchimento e la crescita che stavamo cercando.
Un altro desiderio comune era quello di avere l’opportunità di avvicinarsi all’ambito della cooperazione e poter conoscere il lavoro delle ONG. Certamente c’era anche una grande voglia di fare un’esperienza all’estero e scoprire la cultura e la vita in un nuovo Paese.
C’erano aspettative o motivazioni comuni quando avete scelto questo percorso?
Eravamo tutte motivate a collaborare nel campo sociale e ad avere un impatto positivo. Avevamo voglia di scoprire un paese, una realtà nuova.


Cosa vi ha convinto di questa destinazione rispetto ad altre?
Innanzitutto, il progetto offriva la possibilità di trovare un equilibrio tra il lavoro sul campo e il lavoro in ufficio e ha rappresentato per noi un valore aggiunto: da un lato l’esperienza diretta nei contesti locali, a contatto con le comunità e i beneficiari, dall’altro la dimensione più organizzativa e progettuale, che consente di comprendere a fondo i processi e contribuire in modo strutturato alle attività.
Un altro elemento determinante è stata la città di Cusco, una città abbastanza grande da offrire servizi, opportunità e una certa vivacità, ma allo stesso tempo mantiene una forte autenticità.
Infine, ci siamo sentite in linea con gli ambiti operativi e con i temi portati avanti dall’ONG locale.
C’è stato un momento che rappresenta bene il vostro primo impatto con questo contesto?
Abbiamo distinto due momenti.
Il primo è stato il momento in cui siamo arrivate a Cusco e abbiamo ricevuto moltissime informazioni tutte insieme, tra nomi, ruoli, attività e indicazioni pratiche. È stato un momento intenso considerando anche il fatto che stavamo facendo i conti con il mal d’altura.
Un altro momento importante è stata la prima uscita sul campo che abbiamo fatto nelle comunità rurali di Accha e Omacha, perché lì abbiamo potuto conoscere da vicino i beneficiari del lavoro della nostra ONG.

Quale progetto state portando avanti e quali sono le attività principali?
La sede del progetto porta avanti attività in diversi ambiti, con un approccio integrato che tocca il settore ambientale, educativo, il turismo responsabile, il lavoro con una comunità di giovani ragazze e il rafforzamento delle comunità rurali.
Si tratta quindi di un intervento trasversale, che non si concentra su un unico tema ma cerca di sostenere il territorio in modo ampio.
Noi volontarie siamo coinvolte sia in attività sul campo sia in attività d’ufficio.
Sul campo realizziamo workshop e corsi con i bambini su diversi temi (educativi, di sensibilizzazione) e svolgiamo attività di rafforzamento scolastico. Questi momenti sono centrali perché ci permettono un contatto diretto con i minori e con le comunità, in particolare nelle aree rurali, dove il contesto è spesso caratterizzato da risorse limitate e da alcune difficoltà legate all’accesso ai servizi.
In ufficio, invece, ci occupiamo della redazione di documenti, del supporto alla scrittura di nuovi progetti e collaboriamo all’organizzazione di eventi pubblici. In alcuni momenti forniamo anche supporto alla comunicazione (ad esempio realizzando fotografie o materiali) e, quando necessario, diamo un aiuto puntuale nelle attività legate al turismo responsabile.
Il contesto in cui operiamo è dinamico e variegato: alterna la dimensione urbana a quella rurale e richiede flessibilità e capacità di adattamento, perché le attività e i bisogni possono cambiare rapidamente.
In che modo vi organizzate come gruppo nelle attività quotidiane?
Inizialmente tutte partecipavamo indifferentemente a ogni attività portata avanti dall’ONG. Progressivamente le attività si sono adattate agli interessi di ciascuna di noi e collaboriamo in diversi ambiti anche autonomamente.
Ci sono attività che avete trovato particolarmente significative o più sfidanti?
Le uscite sul campo sono state le attività più significative per noi, soprattutto per il lavoro a contatto diretto con i bambini.
Avere la possibilità di interagire con loro nei loro spazi quotidiani rende il lavoro più concreto e dà un senso immediato a ciò che si fa anche in ufficio. Ci hanno permesso di conoscere il contesto in modo più autentico e capire meglio bisogni, risorse e criticità.
Sono però anche le attività che ci hanno messo più alla prova, perché comportano condizioni di vita quotidiane meno confortevoli rispetto a quelle a cui siamo abituate.

Se doveste raccontare il vostro Servizio Civile con una parola?
Versatilità.
Che consiglio dareste a chi sta pensando di partire per il Servizio Civile all’estero?
Prima di iniziare, è importante fare una buona ricerca: informarsi sul lavoro dell’ONG che lo realizza e, se selezionati, arrivare alla sede con una mente aperta riguardo all’aiuto di cui avranno bisogno dai civilisti.
Allo stesso tempo, è utile essere pronti a mettersi in gioco in modo attivo facendo proposte per modellare, quando possibile, il proprio contributo in modo più coerente con ciò che piace fare e con le capacità che si vogliono sviluppare.
E infine, scegliere un luogo dove pensi che ti possa piacere vivere per un anno poiché il servizio civile non è solo lavoro, ma è anche quotidianità e relazioni.

