È disponibile il terzo manuale formativo realizzato nell’ambito del progetto Vive la durabilité des actions de jeunesse – Vive.

Questa guida affronta i temi dell’eco-responsabilità e della digitalizzazione responsabile come strategie chiave per valorizzare e rendere sostenibile il lavoro di operatori e associazioni giovanili.

In un contesto di cambiamento climatico ed evoluzione digitale, uno dei cicli formativi del progetto VIVE ha avuto l’obiettivo di fornire alle organizzazioni partner strumenti e consigli su come dematerializzare il proprio lavoro con i giovani e ridurre la propria impronta carbonica. Da questa formazione è nato il manuale “Eco-responsabilità e dematerializzazione nel lavoro con i giovani: un passo in avanti verso una digitalizzazione responsabile”, che offre numerosi consigli per attuare buone pratiche digitali responsabili in ufficio, durante gli eventi e gli spostamenti, e in generale nelle attività “sul campo”, nel lavoro con i giovani.

Il manuale – disponibile in italiano, inglese, francese e arabo – si rivolge in particolare alle organizzazioni e alle strutture che lavorano con e per i giovani in contesti di solidarietà e che intendono avviare progetti di partecipazione e attivazione.

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Insieme al manuale, sono stati realizzati due video che ne evidenziano i punti salienti e che potranno essere utilizzati come strumenti formativi e di sensibilizzazione, per favorire la diffusione delle buone pratiche presentate. Anche i video sono disponibili in italiano, francese, arabo e inglese.


Il progetto “Vive la durabilité des actions de jeunesse” (VIVE) è cofinanziato dal programma Erasmus+ Capacity Building nell’ambito della Gioventù, coordinato da ADICE e realizzato in partenariato con ASPEm, ISAAF JERADA, Amuddu, ASTICUDE e TILDAT.

L’evento finale del progetto VIVE, durante cui sono stati diffusi i risultati raggiunti nel corso di questi 24 mesi, si è tenuto il 25 gennaio a Oujda, Marocco, ed è stato un grande successo! I momenti di confronto e i seminari organizzati dai partner del progetto hanno attirato oltre 120 partecipanti: giovani, associazioni, rappresentanti delle istituzioni e giornalisti, incuriositi soprattutto dalle sfide del volontariato internazionale e dal suo impatto sulle comunità locali.

2 anni, 6 associazioni, 5 corsi di formazione, 10 strumenti didattici prodotti e tante nuove relazioni internazionali. Questa è una prima panoramica dell’impatto e della portata di VIVE, progetto Erasmus+ Capacity Building.

La premessa di base? Sostenere le associazioni marocchine partner del progetto con l’obiettivo di rafforzarne le azioni e l’impatto sui beneficiari, in particolare i giovani. Avviato nel 2021, questo progetto, cofinanziato dall’Unione Europea, è ormai giunto al termine.

Le giornate di gennaio trascorse a Oujda, oltre ad ospitare l’evento di diffusione finale, sono anche state occasione per concludere i cicli formativi previsti nel progetto. La formazione ha approfondito il tema della comunicazione, che oggi rappresenta un aspetto essenziale per la sopravvivenza e l’impatto di qualsiasi associazione, soprattutto quando si desidera lavorare con le fasce giovani della società. Obiettivi, target, messaggi, canali, piani di comunicazione, elementi base del design grafico: questi i temi centrali dell’incontro, che ha permesso ai partecipanti di scambiare buone pratiche, scoprire nuovi trucchi del mestiere e, soprattutto, adottare una visione più strutturata delle proprie esigenze di comunicazione.

Terminate le giornate formative, ci si è concentrati sull’evento aperto alla cittadinanza: un modo per presentare gli strumenti sviluppati (quattro opuscoli e sei video formativi) e i risultati ottenuti nel corso del progetto e per incoraggiare nuove iniziative che possano dare continuità a quanto realizzato favorendo un impatto ancora maggiore. Sebbene l’impegno sociale e la solidarietà siano molto diffusi in Marocco, grazie alla sua vasta rete di associazioni, la sua dimensione internazionale manca ancora di visibilità. In quest’ottica, i temi dell’evento hanno ruotato attorno alle sfide del volontariato internazionale e al suo impatto sulle comunità locali. Dall’entrata in vigore nel 2021 della legge che regolamenta il volontariato in Marocco, il riconoscimento dato al volontariato ne ha permesso lo sviluppo. Abdellah Haddioui, esperto del Collectif Marocain du Volontariat e della Fondazione Anna Lindh per la gioventù e la società civile, e Benyounes Mezougui, professore all’Università di Oujda e giurista in Parlamento, hanno illustrato l’ecosistema istituzionale e legislativo del volontariato in Marocco. La presenza degli esperti e dei partner del progetto è stata preziosa, ma niente illustra meglio il grande potenziale del volontariato di chi lo vive sul campo ogni giorno: ecco perché l’evento si è concluso con la condivisione delle esperienze di alcuni ex volontari internazionali e delle organizzazioni che li hanno ospitati.

Oltre alla diffusione, il termine di un progetto prevede anche un momento di valutazione, attraverso cui individuare le buone pratiche da valorizzare e replicare e le criticità su cui lavorare per migliorare le future progettazioni. Questo momento è stato tenuto a Cantù, presso la sede di ASPEm, dall’11 al 13 marzo. I partner del progetto si sono confrontati su ogni azione realizzata e sull’impatto generato, valutando molto positivamente le sinergie costruite a livello internazionale e identificando strategie per dare continuità a quanto costruito in questi 24 mesi.

Il progetto “Vive la durabilité des actions de jeunesse” (VIVE) è stato cofinanziato dal programma Erasmus+ Capacity Building nell’ambito della Gioventù, coordinato da ADICE e realizzato in partenariato con ASPEm, Associazione ISAAF JERADA, associazione Amuddu Chantiers Sans Frontières, associazione ASTICUDE e associazione TILDAT.

Il 10 febbraio si è svolto il convegno COoperiaMO: la Cooperazione e la Solidarietà Internazionale per un futuro di Pace, promosso da CSV Como e Coordinamento Comasco per la Pace.

Una giornata di confronto sulle sfide e sulle possibilità della Cooperazione in provincia di Como, fra analisi della situazione attuale e prospettive per il futuro.

Ha partecipato per noi Gianni Maruzzi, socio ed ex Presidente. Ecco il suo racconto.

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CRISI DEI MODELLI TRADIZIONALI

Il convegno si è articolato in due tempi, una mattinata con relazioni di esperti ed un secondo al pomeriggio con la discussione su 3 tavoli a gruppi.

È emerso subito come il modello tradizionale sia sub judice: Cooperazione per progetti e per bandi (troppa burocrazia e competitività): la criticità sta anche nel fatto che termina il progetto spesso senza avere continuità con il rischio di farne crollare le prospettive per cui era nato. Viene proposta come alternativa una forma di gemellaggio, di sinergia con le realtà locali per favorire la continuità dei processi avviati e dare seguito alle ragioni che hanno fatto nascere la progettualità.

Si è sottolineata la imprescindibile necessità di scegliere i partners locali con criteri di eticità e competenza.

Su un piano più generale è importante evitare il rischio di voler trasmettere il sapere al paese-obiettivo senza mettersi piuttosto in un ’atteggiamento di scambio, di osmosi tra culture diverse

È stata sottolineata l’importanza di DECOLONIZZARE la mentalità dell’aiuto, spesso ancora presente in certi progetti ma soprattutto nell’atteggiamento politico dei ministeri. A questo proposito ne è scaturita una critica alle scelte del ministero da cui dipende la cooperazione italiana che già nel nome include gli obiettivi strategici (ministero AFFARI esteri) finalizzati ad un rientro economico.

È ritenuto urgente lavorare in aggregazione, sinergia e rete tra associazioni/ONG per avere meno dispersione di energie anche economiche, evitare la competitività ed avere più forza contrattuale

Si è cercato di chiarire il ruolo della associazione/ONG sostenendo l’importanza di privilegiare azioni di ampio respiro sulla qualità della vita del paese dove si va a lavorare piuttosto che mettersi nei panni del barelliere votato all’emergenza.

 

LE RISORSE

I governi sono refrattari a destinare una quota sufficiente da rendere disponibile per la cooperazione. Attualmente la quota è del 0,32% sul reddito lordo nazionale di cui però una grossa fetta è destinata all’accoglienza dei rifugiati. L’obiettivo è di portare tale quota allo 0,70.

La realtà attuale (pandemia Covid, guerra in Ucraina, guerra a Gaza) hanno ulteriormente limato le risorse con la grave conseguenza che la dotazione economica per la cooperazione è stata ulteriormente ridotta per convertire risorse in spese militari.

 

COME È CAMBIATO IL MONDO NEL SECONDO MILLENNIO

È stata fatta una cruda analisi del cambio di paradigma a partire dall’11 settembre 2001, dal momento in cui il mondo si è sostanzialmente diviso in 2 schieramenti, Occidente e Mondo arabo (e i suoi alleati). Questo ha favorito l’accendersi di focolai bellici che (come ci mostra la realtà attuale) sono sconfinati in guerre vere e proprie incrementando una corsa agli armamenti con ingenti investimenti economici su questo settore. L’Italia si è allineata raddoppiando negli ultimi 5 anni la spesa militare.

La riflessione in merito: anche là dove la guerra non è arrivata “per essere più sicuro devo comprare più armi” e paradossalmente questo ha ridotto la sicurezza aumentato la precarietà e il senso di minaccia globali e quindi il senso di paura oltre a distogliere risorse per istruzione, sanità, ecc. Un’altra conseguenza è stata la “militarizzazione“ del linguaggio : durante la pandemia di Covid si sentiva dire che i medici “andavano in prima linea” … come in guerra.

La guerra/le guerre tutte aumentano il potere dei potenti e aumentando la paura dei poveri ne riducono il senso di sicurezza. In effetti il potere politico è diventato potere economico più che strutturale-sociale.

 

IL CONFLITTO

Conflitto non vuol dire solo conflitto violento, guerra. Il conflitto è inevitabile quando vi sono posizioni contrapposte. Purtroppo la conflittualità violenta spesso si declina nella intolleranza della posizione di chi sta di fronte; ne sono esempio i dibattiti pubblici, televisivi, talk-show dove è impossibile per le parti esprimere appieno il proprio pensiero-parere. Questo perché si parte sempre da una posizione personale e non con una visione del mondo ideale, positivo, di rispetto e di solidarietà.

Si è proposto alla fine dei lavori di ritrovarsi e proseguire e approfondire le tematiche trattate.

Martedì 16 gennaio presso la Sala Consiliare del Comune di Bulgarograsso si è parlato di sport, inclusione e tifo positivo. La serata è stata organizzata da ASPEm, con la collaborazione della FCD Bulgaro Academy e del Comune di Bulgarograsso, enti che riconoscono e valorizzano lo sport come strumento educativo, aggregativo e di crescita, e dell’ASD Briantea84, la società sportiva paralimpica lombarda che promuove una cultura “senza barriere” e l’educazione allo sport per tutti.

Durante la serata, che ha visto la partecipazione di allenatori, dirigenti, atleti, personale educativo e genitori, sono intervenuti Francesco Santorelli, play di UnipolSai Briantea84 – serie A di basket in carrozzina, e Simone Rabuffetti, dell’ufficio stampa di Briantea84, che hanno raccontato la propria esperienza nel mondo dello sport per incentivare la cultura della sportività e promuovere l’educazione allo sport e il tifo positivo, un tifo che non aggredisce ma che riconosce il valore dell’avversario, che rispetta gli individui e contrasta ogni forma di violenza verbale e fisica. Con l’intervento di Alessandro Crisafulli, responsabile della comunicazione di FCD Bulgaro, l’attenzione è stata posta anche sul ruolo dei genitori, essenziali per contribuire a educare i giovani al contrasto dei discorsi e degli atteggiamenti d’odio e alla promozione dei valori positivi dello sport.

L’iniziativa è stata realizzata nell’ambito del progetto “Odiare non è uno sport 2”, un progetto di Educazione alla Cittadinanza Globale finanziato nella sua seconda edizione dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e promosso da CVCS assieme a 13 partner, tra cui ASPEm, in 7 regioni italiane. “Odiare non è uno sport” mira a contrastare e prevenire atteggiamenti e comportamenti d’odio nell’ambito sportivo attraverso formazioni, workshop e attività interattive.

Per rimanere informati sulle iniziative realizzate nell’ambito del progetto è possibile scrivere a educazione@aspem.org

Il ciclo formativo “Talenti e futuro” del progetto Non uno di meno ha posto l’attenzione sul ruolo centrale dei giovani nei processi di attivazione e cambiamento. Come materiale finale, è stato prodotto il manuale “Dall’idea al progetto” (scaricabile da questo link), che intende condividere buone prassi e linguaggi comuni per lo sviluppo di nuove progettazioni condivise, in grado di valorizzare i partenariati e rispondere concretamente ai bisogni dei beneficiari.

Il progetto, coordinato da Enaip e cooperativa Progetto Sociale, ha visto la partecipazione di numerose realtà del territorio di Cantù attraverso lo scambio di buone pratiche e l’implementazione di formazioni peer to peer, per promuovere la diffusione di strumenti volti al potenziamento della Comunità Educante e al rafforzamento delle strategie di collaborazione e condivisione già in atto sul territorio.

Non uno di meno è nato per elaborare una strategia partecipata per contrastare la povertà educativa nella provincia di Como. Il primo grande successo è stato a marzo 2023, quando le realtà coinvolte hanno firmato il Patto Educativo di Comunità per il territorio canturino.

Nel corso dell’ultimo anno si sono svolte azioni di sensibilizzazione dei territori e di mobilitazione delle comunità di riferimento, attraverso l’implementazione di approcci educativi innovativi e inclusivi che hanno visto la partecipazione dei soggetti che, a vario titolo, operano a contatto con la cittadinanza, nei settori educativi e di supporto alle fragilità.

Per accedere al manuale e conoscere le fasi necessarie per trasformare un’idea in un progetto attuabile, coerente e sostenibile, CLICCA QUI.

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Il progetto Non uno di meno
Il progetto Non uno di meno è stato finanziato da Fondazione Provinciale della Comunità Comasca Onlus e Fondazione Con I Bambini, ha coinvolto quattro aree della provincia di Como, tra cui il territorio canturino, dove le azioni sono coordinate da Enaip e cooperativa Progetto Sociale. Numerose realtà del territorio di Cantù si sono affiancate ad Enaip e Progetto Sociale per partecipare alla sensibilizzazione della Comunità Educante: Associazione Incontri, Associazione La Soglia, Associazione San Vincenzo, Associazione Scout AGESCI Cantù, ARCI, ASPEm, Cooperativa Il Gabbiano, Cooperativa Mondovisione, le Parrocchie e gli Oratori di Cantù (San Michele, San Paolo e San Teodoro), Rete Terzo Tempo. Oltre a questi soggetti, anche docenti, genitori, operatori di servizi culturali e liberi cittadini hanno partecipato ai momenti di formazione e confronto.

Nel mese di ottobre si sono svolte numerose attività legate al progetto “Mujeres asociadas en ollas comunes y agentes pastorales”, portato avanti da ASPEm in collaborazione con il Comune e la Parrocchia di San Andrés di Huaycán e la Conferenza Episcopale Italiana. Il progetto vuole contribuire al miglioramento della sicurezza alimentare della popolazione nella giurisdizione della parrocchia di San Andrés de Huaycán, distretto di Ate, Lima, Perù.

Il progetto mira a promuovere l’economia circolare, un buon sistema alimentare, lo sviluppo dell’economia locale e la creazione di occupazione, i diritti bambini e donne, la salute delle fasce più vulnerabili – come i migranti.

Nei diversi momenti formativi si sono tenute delle sessioni in cui sono stati affrontati diversi argomenti: sostenibilità, recupero alimentare, alimentazione equilibrata e gestione delle soft skills individuali.

Nella prima sessione abbiamo trattato il tema della sicurezza alimentare e l’importanza di fornire un servizio che consenta, a un numero maggiore di persone a basso reddito e vulnerabili, di avere accesso a cibo sicuro e nutriente per poter vivere in modo sano. Nella seconda sessione si è affrontato il tema dell’economia circolare, argomento che sta molto a cuore a ASPEm.
Come è noto, l’economia circolare si impegna per ridurre, riciclare e riutilizzare tutto ciò che viene scartato, donandogli una seconda vita. La conoscenza di questo modello innovativo che promuove i materiali biodegradabili e incoraggia le pratiche per ridurre i rifiuti, è molto importante per gli agentes pastorales e per il recupero degli alimenti.

I primi due incontri hanno costituito una buona base per la terza sessione, che ha trattato il tema del recupero alimentare, che vuole garantire l’accesso agli alimenti freschi, contribuendo a evitare gli sprechi e riducendo gli effetti negativi che una cattiva gestione dei rifiuti ha sull’ambiente. Questa sessione ha insegnato come realizzare diversi prodotti con i rifiuti organici (come, ad esempio, fertilizzanti e mangimi per animali) e autoprodurre detersivi per la casa.

Nelle ultime due sessioni l’accento è stato posto sulle buone pratiche igienico-sanitarie per la conservazione e il recupero degli alimenti e lo sviluppo di nuove soft skills per potenziare e migliorare la comunicazione, con lo scopo di essere in grado di comprendere, accettare e gestire il proprio umore e quello degli altri, considerando l’empatia come un elemento fondamentale per instaurare un rapporto di collaborazione e cooperazione all’interno della comunità.

Tutte queste sessioni sono state create e sviluppate focalizzandosi sugli argomenti più rilevanti e gli elementi che coprono le aree della salute e sicurezza alimentare, competenze personali, pratiche circolari e, ovviamente, il recupero del cibo. Il tutto rappresenta un insieme di conoscenze e informazioni necessarie per la formazione completa degli agentes pastorales.

Sono aperti i termini di partecipazione alla nuova edizione di DiMMi – Diari Multimediali Migranti, concorso nazionale rivolto a persone di origine o provenienza straniera che vivono o hanno vissuto in Italia o nella Repubblica di San Marino. Ogni anno il concorso raccoglie e fa conoscere le storie di persone con vissuto migratorio con il duplice obiettivo di riunire e custodire un patrimonio culturale che altrimenti rischierebbe di essere perduto e contrastare gli stereotipi sulla migrazione attraverso la testimonianza di chi l’ha vissuta in prima persona.

I vincitori saranno annunciati in occasione del 40º Premio Pieve Saverio Tutino nel mese di settembre 2024, e le loro storie saranno raccolte in un volume pubblicato dall’editore Terre di mezzo entro l’anno successivo. Tutte le opere inviate – vincitrici e non – rimarranno custodite presso l’Archivio dei diari di Pieve Santo Stefano.

Potranno partecipare al concorso le prime 100 proposte che arriveranno nella sede di una delle organizzazioni aderenti entro il 31 marzo 2024, saranno ammessi solo racconti autobiografici inediti, presentati in forma scritta ma anche attraverso fotografie, immagini, e-mail, lettere e disegni, cartoline, video o musica. I racconti potranno essere redatti in italiano o in lingua straniera; non dovranno essere concepiti necessariamente in forma di “diario”, ovvero con una scansione temporale giornaliera, ma il requisito vincolante è che siano narrazioni di sé.

I racconti verranno visionati dalle Commissioni Territoriali sparse in tutta Italia – tra le quali c’è anche quella di Cantù, costituita da ASPEm nel 2019 e partecipata da giovani e adulti del territorio – che avranno il compito di valutare le storie partecipanti e segnalare al Comitato scientifico quelle ritenute maggiormente adeguate alla pubblicazione.

Il Comitato scientifico – di cui ASPEm è membro dal 2022 – riterrà di particolare interesse i racconti che trattano della cultura di origine, dell’esperienza di migrazione e/o del vissuto dell’autore nel paese di arrivo o di transito.

Per partecipare è necessario scaricare il modulo di partecipazione, compilarlo in ogni sua parte e firmarlo, per poi inviarlo insieme alla storia presso una delle sedi indicate nel sito DiMMi di Storie Migranti.

SCARICA IL MODULO

Per tutti i dettagli sulle modalità di partecipazione, è necessario scaricare e leggere il regolamento del concorso.

SCARICA IL REGOLAMENTO

Per aderire alla Commissione di lettura ASPEm che ogni anno si riunisce per leggere e visionare le storie migranti, è possibile contattare educazione@aspem.org

È online la nuova edizione del corso formativo sulla metodologia narrative change rivolto ai docenti delle scuole secondarie e promosso nell’ambito del progetto Tutta un’altra storia – Nuove cornici narrative contro la discriminazione e l’odio.

Il corso è online dal 27 novembre 2023 fino a marzo 2024 in modalità asincrona tramite la piattaforma Impact Skills, dove si potrà accedere a 3 lezioni online che resteranno a disposizione dei docenti, fruibili in qualsiasi momento.

Le sessioni saranno condotte da formatori e formatrici che, con l’ausilio di slide, video e altri materiali, condivideranno informazioni, suggerimenti e buone pratiche per potenziare le competenze sociali e civiche in materia di cittadinanza e per affrontare in classe e al di fuori del contesto scolastico il tema delle migrazioni in maniera non tossica, inclusiva ed efficace.

In seguito, ogni docente partecipante sarà supportato dagli operatori di ASPEm nell’elaborazione di un’Unità di Apprendimento (UdA) basata su quanto approfondito durante le lezioni online. I contenuti, le metodologie e la durata dell’UdA saranno definiti sulla base delle esigenze dei docenti, dei bisogni degli alunni e dello specifico contesto di riferimento.

Le scuole partecipanti avranno infine la possibilità di attivare sul proprio territorio percorsi di Service Learning, una proposta pedagogica che unisce il Service (la cittadinanza, le azioni solidali e il volontariato per la comunità) e il Learning (l’acquisizione di competenze professionali, metodologiche, sociali e didattiche), affinché gli allievi possano sviluppare le proprie conoscenze e competenze attraverso un servizio solidale alla comunità e coinvolgendo la cittadinanza in percorsi di sensibilizzazione.

Tutte le scuole coinvolte in questa attività saranno invitate a partecipare ad un concorso in cui una giuria di esperti, composta da rappresentanti dell’Università LUMSA, di Compagnia di San Paolo e di CISV (capofila del progetto), valuterà le proposte di Service Learning presentate e premierà le più meritevoli con un importo massimo di 1.500 Euro/iniziativa, che saranno gestiti direttamente dalla scuola. Il concorso si svolgerà da marzo a giugno 2024.

Tutte le attività proposte sono gratuite.

Per informazioni: educazione@aspem.org

Dal 7 al 10 novembre in Bolivia si sono tenuti due Simposi di interscambio tecnico e scientifico sull’apicoltura organizzati in collaborazione con Solatina, la società latinoamericana di ricerca apistica.

Il Simposio all’Università San Francisco Xavier.

Il primo evento si è tenuto a Monteagudo il 7 e 8 novembre.

La prima giornata, dedicata alla teoria, è stata ospitata dall’Università San Francisco Xavier, dove le ricercatrici Aurora Xolalpa Aroche e Adriana Correa Benítez dal Messico e Marina Basualdo dall’Argentina, hanno tenuto delle lezioni sulle buone pratiche di apicoltura, sulla gestione di alcuni parassiti dell’alveare e sulla commercializzazione dei prodotti apistici.

A seguire la conferenza erano gli apicoltori e le apicoltrici delle comunità di Villa Vaca Guzman, che il giorno successivo hanno ospitato il secondo momento del Simposio nella Scuola di Campo istituita da Fundacìon Pasos, partner del progetto Sanapi.

La giornata di campo del Simposio a Monteagudo.

La giornata sul campo ha permesso un’analisi scientifica delle arnie della comunità (con un esito molto positivo, non avendo riscontrato presenza di parassiti) e un approfondimento sulla cura delle api Melipona (api native senza pungiglione).

Il secondo Simposio si è tenuto invece a Cochabamba presso la Fondazione Patiño.

Gli ospiti di questo incontro erano ricercatori, tecnici, produttori e membri di varie associazioni apistiche.

La varietà di provenienza e competenze dei quasi 100 partecipanti, con differenti ruoli nel mondo dell’apicoltura, ha permesso un ricco scambio di informazioni tecniche e pratiche, permettendo un’analisi delle problematiche attuali e ipotizzando prospettive future sulla gestione degli alveari, la loro tutela e la destinazione dei suoi prodotti.

Entrambi i Simposi sono stati un’occasione di incontro e confronto: sono emerse a Monteagudo e a Cochabamba le perplessità e le difficoltà dei produttori, a cui le esperte hanno risposto con chiare spiegazioni e rassicurazioni.