Domenica 26 maggio abbiamo invitato socie e soci al Parco del Bersagliere (Cantù).
Volevamo che la festa per il 45º anniversario di ASPEm fosse un’occasione speciale per celebrare i successi passati e guardare con ottimismo al futuro, rinnovando il nostro impegno nel continuare a fare la differenza.

Siamo consapevoli che ci sono tante sfide da affrontare, ma vedervi qui oggi, così numerosi, ci permette di essere ottimisti” ha detto la Presidente Daniela Elli “Siamo determinati a proseguire nella nostra missione, grazie anche a tutte le persone che partecipano a questa bellissima associazione”.

Da un lato del parco abbiamo allestito una piccola mostra, con foto tratte dall’archivio storico dell’associazione. Immagini che ripercorrono la nostra storia e che compongono il DNA di ASPEm, partendo dai cantieri in Africa per arrivare ai volti di Lima e Cochabamba.

Fra tutte, sono state le foto di don Flavio a emozionare e commuovere.
Era di sicuro lì con noi.

Sull’altro lato, lo staff era pronto ad aggiornare socie e soci sui progetti in corso, suddivisi per le aree geografiche che al momento ci vedono protagonisti: America Latina, Europa e Africa.
Si è parlato di api boliviane, di volontariato internazionale, di PMI tessili peruviane, di scuole canturine, …

Una festa che ha coinvolto tutte le sedi, grazie alla presenza di María Zevallos e Isabel Riquelme López (dall’ufficio di Lima in Perù) e di Marco Perego e Anna Mauri (dall’ufficio di Cochabamba in Bolivia).

Il Service Learning nell’ambito del progetto “Tutta un’altra storia”: un’occasione per sperimentarsi nel servizio solidale alla comunità

Il progetto «Tutta un’altra storia – Nuove cornici narrative contro la discriminazione e l’odio», di cui ASPEm è partner, prevede la realizzazione di percorsi di Service Learning co-progettati con le scuole secondarie di numerosi territori italiani, tra cui le province di Como e Bergamo, dove ASPEm coordina le attività con l’obiettivo di far sviluppare competenze sociali e civiche in materia di cittadinanza e diffondere una narrazione inclusiva ed efficace delle migrazioni.

Ma che cos’è il Service Learning? Si tratta di una proposta pedagogica che unisce il Servizio – inteso come esperienze di cittadinanza attiva, azioni di solidarietà e volontariato per la comunità, e l’Apprendimento – ossia l’acquisizione di competenze metodologiche, sociali e civiche, in modo che studenti e studentesse possano sviluppare le proprie conoscenze e capacità attraverso il servizio solidale alla comunità. Questo approccio risulta particolarmente efficace per l’Educazione alla Cittadinanza Globale, che combina apprendimento e impegno per la collettività e che si basa sul principio della partecipazione.

Tra i plessi che hanno aderito al progetto e che quindi hanno realizzato un percorso di Service Learning, c’è la scuola secondaria di II grado di Carimate, che ha scelto di incentrare il proprio percorso – intitolato «Play Equality» – sul gioco come espediente per far riflettere alunne e alunni sul tema dell’inclusione. È stato importante far comprendere come il gioco e in generale le attività ludiche ed educative siano esperienze che vanno aldilà del genere e della provenienza culturale e geografica. Il gioco ha rappresentato un potente strumento per promuovere la parità di genere e l’inclusione di bambine e bambini con un background migratorio in contesti multiculturali.

In seguito all’implementazione in classe di un’Unità di Apprendimento co-progettata dal corpo docente e dallo staff di ASPEm, che ha approfondito il  gioco come strumento per favorire un approccio inclusivo e interculturale, e in seguito ad alcune uscite sul territorio durante cui le tre classi terze coinvolte hanno partecipato a giornate di osservazione partecipata sui giochi praticati nella scuola dell’infanzia, ricerche sui giochi di diverse generazioni e indagini su come il mercato e la società favoriscano o meno la genderizzazione di alcune attività ludiche, le classi hanno ideato e realizzato giochi inclusivi da proporre alla scuola dell’infanzia, per sensibilizzare anche lə più piccolə.

È stata quindi organizzata una giornata presso la scuola dell’infanzia di Carimate in cui le alunne e gli alunni coinvoltə hanno mostrato e messo in pratica con bambine e bambini i giochi da loro inventati. È stata un’occasione per responsabilizzare studenti e studentesse della scuola secondaria e per coinvolgerlə attivamente in azioni di sensibilizzazione della propria comunità. Il risultato è stato molto positivo: le attività sono state molto apprezzate e ripetute anche nei giorni successivi, e la soddisfazione delle alunne e degli alunni, che hanno avuto l’occasione di tornare alla scuola dell’infanzia per un giorno ed essere protagonisti di cambiamento, è stata grande.

Il percorso «Play Equality» si è concluso “confluendo” nel progetto Erasmus «United for Equality» che la scuola secondaria di Carimate sta realizzando in questo anno scolastico: durante la visita di studenti e studentesse spagnolə è stato presentato il progetto realizzato e sono stati sperimentati i giochi interculturali e inclusivi realizzati con il supporto di ASPEm durante l’implementazione in classe dell’Unità di Apprendimento. L’attività, valutata molto positivamente da alunnə e docenti spagnolə, ha permesso di ampliare l’impatto delle azioni di sensibilizzazione e di cittadinanza attiva messe in pratica direttamente da studenti e studentesse della scuola secondaria, offrendo alla rappresentanza spagnola ospitata anche la possibilità di replicare questo tipo di percorso didattico.

 

QUI è possibile visionare e scaricare la brochure coi 3 giochi ideati dalle classi terze della scuola secondaria di I grado di Carimate. Prontə a giocare?

Questo mese siamo statə a Skopje, in Macedonia, ospitatə da VCS, per incontrare i partner del progetto MENTOR.

Insieme abbiamo revisionato lo Studio transnazionale sul tema del mentoring di cui vi avevamo parlato lo scorso ottobre, quando abbiamo accolto a Cantù le organizzazioni che partecipano al progetto. Lo Studio ha avuto l’obiettivo di identificare le aspettative e le esigenze in materia di mentoring di volontari internazionali e operatori che lavorano nell’ambito della gioventù e dei progetti di mobilità, per identificare strategie e strumenti utili a supportare le organizzazioni giovanili nell’implementazione di progetti di volontariato internazionale.

Attraverso questo Studio abbiamo anche prodotto una Guida sul mentoring, revisionata anch’essa durante i giorni di lavoro condivisi coi partner, concepita per migliorare le capacità e le conoscenze deə professionistə della gioventù e per supportarlə nell’adozione di nuovi metodi e pratiche legati al mentoring. Essendo strettamente legata ai risultati dello Studio transnazionale, la Guida incorpora le intuizioni di mentorə e mentee dei 5 Paesi europei che hanno partecipato alla ricerca su cui si basa lo Studio (Italia, Francia, Macedonia, Turchia, Romania).

Presto entrambi i materiali saranno disponibili sul sito di ASPEm e sulla piattaforma europea EPALE. Per accedere a EPALE e restare aggiornatə, è possibile iscriversi alla piattaforma tramite l’apposito link (https://epale.ec.europa.eu/en) e successivamente diventare membro al gruppo MENTOR, cliccando qui (https://epale.ec.europa.eu/en/private/mentors-engagement-through-training-and-oriented-results-mentor).

Ringraziamo tutti i partner per il prezioso lavoro svolto insieme e un grazie speciale ai colleghi e alle colleghe di VCS, che ci hanno ospitato e ci hanno permesso di conoscere più da vicino il loro lavoro nell’ambito del volontariato giovanile. Abbiamo infatti incontrato il gruppo di volontarə attualmente attivə sul campo e abbiamo avuto momenti di confronto per lo scambio di buone pratiche e strategie che ci consentiranno di implementare sempre più nuovi progetti di mobilità giovanile e potenziarne l’impatto!

Il progetto MENTOR è cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Erasmus+, coordinato da ADICE (Francia) e realizzato in partenariato con ASPEm (Italia), VCS (Macedonia), PiYA (Turchia) e Curba de Cultura (Romania).

ASPEm ha ricevuto un importante riconoscimento durante l’incontro Promoting Women’s Economic Empowerment, tenutosi in Perù. Il ministro Nancy Tolentino e il viceministro Elba Espinoza del Ministero delle Donne e delle Popolazioni Vulnerabili del Perù, insieme alla direttrice del Ministero della Produzione del Perù, Ana María Choquehuanca e a grandi esperte e imprenditrici che lavorano nell’ambito economico, hanno riconosciuto alla nostra associazione il lavoro di promozione dell’autonomia economica delle donne attraverso vari progetti nel corso degli anni di lavoro nel Paese.

Come ASPEm cerchiamo costantemente di contribuire al successo delle donne attraverso diversi progetti e programmi, fornendo supporto e opportunità di crescita per rafforzare la loro identità, l’empowerment e le attività di sviluppo. Crediamo fortemente nella promozione dell’emancipazione economica femminile in quanto contribuisce non solamente all’indipendenza e alla crescita delle donne, ma anche quella delle loro famiglie, delle comunità e dell’intero paese.  Sfruttare i loro talenti e competenze e incoraggiarne la loro inclusione al mercato del lavoro, può stimolare una diversità di idee e di prospettive, portando alla crescita dell’imprenditorialità e stimolando la leadership aziendale delle donne.

L’empowerment economico delle donne va oltre l’equità, è difatti un fattore indispensabile per lo sviluppo sostenibile e la prosperità economica complessiva del paese.

In una giornata ricca di apprendimento e di condivisione di esperienze ispiratrici di donne provenienti da diverse regioni del Perù, la ricezione di questo segno di stima rafforza il nostro impegno a continuare a creare opportunità e a sostenere l’uguaglianza di genere, aiutando le donne a raggiungere il loro pieno potenziale, costruendo un futuro più inclusivo per tutte.

È disponibile il terzo manuale formativo realizzato nell’ambito del progetto Vive la durabilité des actions de jeunesse – Vive.

Questa guida affronta i temi dell’eco-responsabilità e della digitalizzazione responsabile come strategie chiave per valorizzare e rendere sostenibile il lavoro di operatori e associazioni giovanili.

In un contesto di cambiamento climatico ed evoluzione digitale, uno dei cicli formativi del progetto VIVE ha avuto l’obiettivo di fornire alle organizzazioni partner strumenti e consigli su come dematerializzare il proprio lavoro con i giovani e ridurre la propria impronta carbonica. Da questa formazione è nato il manuale “Eco-responsabilità e dematerializzazione nel lavoro con i giovani: un passo in avanti verso una digitalizzazione responsabile”, che offre numerosi consigli per attuare buone pratiche digitali responsabili in ufficio, durante gli eventi e gli spostamenti, e in generale nelle attività “sul campo”, nel lavoro con i giovani.

Il manuale – disponibile in italiano, inglese, francese e arabo – si rivolge in particolare alle organizzazioni e alle strutture che lavorano con e per i giovani in contesti di solidarietà e che intendono avviare progetti di partecipazione e attivazione.

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Insieme al manuale, sono stati realizzati due video che ne evidenziano i punti salienti e che potranno essere utilizzati come strumenti formativi e di sensibilizzazione, per favorire la diffusione delle buone pratiche presentate. Anche i video sono disponibili in italiano, francese, arabo e inglese.


Il progetto “Vive la durabilité des actions de jeunesse” (VIVE) è cofinanziato dal programma Erasmus+ Capacity Building nell’ambito della Gioventù, coordinato da ADICE e realizzato in partenariato con ASPEm, ISAAF JERADA, Amuddu, ASTICUDE e TILDAT.

L’evento finale del progetto VIVE, durante cui sono stati diffusi i risultati raggiunti nel corso di questi 24 mesi, si è tenuto il 25 gennaio a Oujda, Marocco, ed è stato un grande successo! I momenti di confronto e i seminari organizzati dai partner del progetto hanno attirato oltre 120 partecipanti: giovani, associazioni, rappresentanti delle istituzioni e giornalisti, incuriositi soprattutto dalle sfide del volontariato internazionale e dal suo impatto sulle comunità locali.

2 anni, 6 associazioni, 5 corsi di formazione, 10 strumenti didattici prodotti e tante nuove relazioni internazionali. Questa è una prima panoramica dell’impatto e della portata di VIVE, progetto Erasmus+ Capacity Building.

La premessa di base? Sostenere le associazioni marocchine partner del progetto con l’obiettivo di rafforzarne le azioni e l’impatto sui beneficiari, in particolare i giovani. Avviato nel 2021, questo progetto, cofinanziato dall’Unione Europea, è ormai giunto al termine.

Le giornate di gennaio trascorse a Oujda, oltre ad ospitare l’evento di diffusione finale, sono anche state occasione per concludere i cicli formativi previsti nel progetto. La formazione ha approfondito il tema della comunicazione, che oggi rappresenta un aspetto essenziale per la sopravvivenza e l’impatto di qualsiasi associazione, soprattutto quando si desidera lavorare con le fasce giovani della società. Obiettivi, target, messaggi, canali, piani di comunicazione, elementi base del design grafico: questi i temi centrali dell’incontro, che ha permesso ai partecipanti di scambiare buone pratiche, scoprire nuovi trucchi del mestiere e, soprattutto, adottare una visione più strutturata delle proprie esigenze di comunicazione.

Terminate le giornate formative, ci si è concentrati sull’evento aperto alla cittadinanza: un modo per presentare gli strumenti sviluppati (quattro opuscoli e sei video formativi) e i risultati ottenuti nel corso del progetto e per incoraggiare nuove iniziative che possano dare continuità a quanto realizzato favorendo un impatto ancora maggiore. Sebbene l’impegno sociale e la solidarietà siano molto diffusi in Marocco, grazie alla sua vasta rete di associazioni, la sua dimensione internazionale manca ancora di visibilità. In quest’ottica, i temi dell’evento hanno ruotato attorno alle sfide del volontariato internazionale e al suo impatto sulle comunità locali. Dall’entrata in vigore nel 2021 della legge che regolamenta il volontariato in Marocco, il riconoscimento dato al volontariato ne ha permesso lo sviluppo. Abdellah Haddioui, esperto del Collectif Marocain du Volontariat e della Fondazione Anna Lindh per la gioventù e la società civile, e Benyounes Mezougui, professore all’Università di Oujda e giurista in Parlamento, hanno illustrato l’ecosistema istituzionale e legislativo del volontariato in Marocco. La presenza degli esperti e dei partner del progetto è stata preziosa, ma niente illustra meglio il grande potenziale del volontariato di chi lo vive sul campo ogni giorno: ecco perché l’evento si è concluso con la condivisione delle esperienze di alcuni ex volontari internazionali e delle organizzazioni che li hanno ospitati.

Oltre alla diffusione, il termine di un progetto prevede anche un momento di valutazione, attraverso cui individuare le buone pratiche da valorizzare e replicare e le criticità su cui lavorare per migliorare le future progettazioni. Questo momento è stato tenuto a Cantù, presso la sede di ASPEm, dall’11 al 13 marzo. I partner del progetto si sono confrontati su ogni azione realizzata e sull’impatto generato, valutando molto positivamente le sinergie costruite a livello internazionale e identificando strategie per dare continuità a quanto costruito in questi 24 mesi.

Il progetto “Vive la durabilité des actions de jeunesse” (VIVE) è stato cofinanziato dal programma Erasmus+ Capacity Building nell’ambito della Gioventù, coordinato da ADICE e realizzato in partenariato con ASPEm, Associazione ISAAF JERADA, associazione Amuddu Chantiers Sans Frontières, associazione ASTICUDE e associazione TILDAT.

Il 10 febbraio si è svolto il convegno COoperiaMO: la Cooperazione e la Solidarietà Internazionale per un futuro di Pace, promosso da CSV Como e Coordinamento Comasco per la Pace.

Una giornata di confronto sulle sfide e sulle possibilità della Cooperazione in provincia di Como, fra analisi della situazione attuale e prospettive per il futuro.

Ha partecipato per noi Gianni Maruzzi, socio ed ex Presidente. Ecco il suo racconto.

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CRISI DEI MODELLI TRADIZIONALI

Il convegno si è articolato in due tempi, una mattinata con relazioni di esperti ed un secondo al pomeriggio con la discussione su 3 tavoli a gruppi.

È emerso subito come il modello tradizionale sia sub judice: Cooperazione per progetti e per bandi (troppa burocrazia e competitività): la criticità sta anche nel fatto che termina il progetto spesso senza avere continuità con il rischio di farne crollare le prospettive per cui era nato. Viene proposta come alternativa una forma di gemellaggio, di sinergia con le realtà locali per favorire la continuità dei processi avviati e dare seguito alle ragioni che hanno fatto nascere la progettualità.

Si è sottolineata la imprescindibile necessità di scegliere i partners locali con criteri di eticità e competenza.

Su un piano più generale è importante evitare il rischio di voler trasmettere il sapere al paese-obiettivo senza mettersi piuttosto in un ’atteggiamento di scambio, di osmosi tra culture diverse

È stata sottolineata l’importanza di DECOLONIZZARE la mentalità dell’aiuto, spesso ancora presente in certi progetti ma soprattutto nell’atteggiamento politico dei ministeri. A questo proposito ne è scaturita una critica alle scelte del ministero da cui dipende la cooperazione italiana che già nel nome include gli obiettivi strategici (ministero AFFARI esteri) finalizzati ad un rientro economico.

È ritenuto urgente lavorare in aggregazione, sinergia e rete tra associazioni/ONG per avere meno dispersione di energie anche economiche, evitare la competitività ed avere più forza contrattuale

Si è cercato di chiarire il ruolo della associazione/ONG sostenendo l’importanza di privilegiare azioni di ampio respiro sulla qualità della vita del paese dove si va a lavorare piuttosto che mettersi nei panni del barelliere votato all’emergenza.

 

LE RISORSE

I governi sono refrattari a destinare una quota sufficiente da rendere disponibile per la cooperazione. Attualmente la quota è del 0,32% sul reddito lordo nazionale di cui però una grossa fetta è destinata all’accoglienza dei rifugiati. L’obiettivo è di portare tale quota allo 0,70.

La realtà attuale (pandemia Covid, guerra in Ucraina, guerra a Gaza) hanno ulteriormente limato le risorse con la grave conseguenza che la dotazione economica per la cooperazione è stata ulteriormente ridotta per convertire risorse in spese militari.

 

COME È CAMBIATO IL MONDO NEL SECONDO MILLENNIO

È stata fatta una cruda analisi del cambio di paradigma a partire dall’11 settembre 2001, dal momento in cui il mondo si è sostanzialmente diviso in 2 schieramenti, Occidente e Mondo arabo (e i suoi alleati). Questo ha favorito l’accendersi di focolai bellici che (come ci mostra la realtà attuale) sono sconfinati in guerre vere e proprie incrementando una corsa agli armamenti con ingenti investimenti economici su questo settore. L’Italia si è allineata raddoppiando negli ultimi 5 anni la spesa militare.

La riflessione in merito: anche là dove la guerra non è arrivata “per essere più sicuro devo comprare più armi” e paradossalmente questo ha ridotto la sicurezza aumentato la precarietà e il senso di minaccia globali e quindi il senso di paura oltre a distogliere risorse per istruzione, sanità, ecc. Un’altra conseguenza è stata la “militarizzazione“ del linguaggio : durante la pandemia di Covid si sentiva dire che i medici “andavano in prima linea” … come in guerra.

La guerra/le guerre tutte aumentano il potere dei potenti e aumentando la paura dei poveri ne riducono il senso di sicurezza. In effetti il potere politico è diventato potere economico più che strutturale-sociale.

 

IL CONFLITTO

Conflitto non vuol dire solo conflitto violento, guerra. Il conflitto è inevitabile quando vi sono posizioni contrapposte. Purtroppo la conflittualità violenta spesso si declina nella intolleranza della posizione di chi sta di fronte; ne sono esempio i dibattiti pubblici, televisivi, talk-show dove è impossibile per le parti esprimere appieno il proprio pensiero-parere. Questo perché si parte sempre da una posizione personale e non con una visione del mondo ideale, positivo, di rispetto e di solidarietà.

Si è proposto alla fine dei lavori di ritrovarsi e proseguire e approfondire le tematiche trattate.

Martedì 16 gennaio presso la Sala Consiliare del Comune di Bulgarograsso si è parlato di sport, inclusione e tifo positivo. La serata è stata organizzata da ASPEm, con la collaborazione della FCD Bulgaro Academy e del Comune di Bulgarograsso, enti che riconoscono e valorizzano lo sport come strumento educativo, aggregativo e di crescita, e dell’ASD Briantea84, la società sportiva paralimpica lombarda che promuove una cultura “senza barriere” e l’educazione allo sport per tutti.

Durante la serata, che ha visto la partecipazione di allenatori, dirigenti, atleti, personale educativo e genitori, sono intervenuti Francesco Santorelli, play di UnipolSai Briantea84 – serie A di basket in carrozzina, e Simone Rabuffetti, dell’ufficio stampa di Briantea84, che hanno raccontato la propria esperienza nel mondo dello sport per incentivare la cultura della sportività e promuovere l’educazione allo sport e il tifo positivo, un tifo che non aggredisce ma che riconosce il valore dell’avversario, che rispetta gli individui e contrasta ogni forma di violenza verbale e fisica. Con l’intervento di Alessandro Crisafulli, responsabile della comunicazione di FCD Bulgaro, l’attenzione è stata posta anche sul ruolo dei genitori, essenziali per contribuire a educare i giovani al contrasto dei discorsi e degli atteggiamenti d’odio e alla promozione dei valori positivi dello sport.

L’iniziativa è stata realizzata nell’ambito del progetto “Odiare non è uno sport 2”, un progetto di Educazione alla Cittadinanza Globale finanziato nella sua seconda edizione dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e promosso da CVCS assieme a 13 partner, tra cui ASPEm, in 7 regioni italiane. “Odiare non è uno sport” mira a contrastare e prevenire atteggiamenti e comportamenti d’odio nell’ambito sportivo attraverso formazioni, workshop e attività interattive.

Per rimanere informati sulle iniziative realizzate nell’ambito del progetto è possibile scrivere a educazione@aspem.org

Il ciclo formativo “Talenti e futuro” del progetto Non uno di meno ha posto l’attenzione sul ruolo centrale dei giovani nei processi di attivazione e cambiamento. Come materiale finale, è stato prodotto il manuale “Dall’idea al progetto” (scaricabile da questo link), che intende condividere buone prassi e linguaggi comuni per lo sviluppo di nuove progettazioni condivise, in grado di valorizzare i partenariati e rispondere concretamente ai bisogni dei beneficiari.

Il progetto, coordinato da Enaip e cooperativa Progetto Sociale, ha visto la partecipazione di numerose realtà del territorio di Cantù attraverso lo scambio di buone pratiche e l’implementazione di formazioni peer to peer, per promuovere la diffusione di strumenti volti al potenziamento della Comunità Educante e al rafforzamento delle strategie di collaborazione e condivisione già in atto sul territorio.

Non uno di meno è nato per elaborare una strategia partecipata per contrastare la povertà educativa nella provincia di Como. Il primo grande successo è stato a marzo 2023, quando le realtà coinvolte hanno firmato il Patto Educativo di Comunità per il territorio canturino.

Nel corso dell’ultimo anno si sono svolte azioni di sensibilizzazione dei territori e di mobilitazione delle comunità di riferimento, attraverso l’implementazione di approcci educativi innovativi e inclusivi che hanno visto la partecipazione dei soggetti che, a vario titolo, operano a contatto con la cittadinanza, nei settori educativi e di supporto alle fragilità.

Per accedere al manuale e conoscere le fasi necessarie per trasformare un’idea in un progetto attuabile, coerente e sostenibile, CLICCA QUI.

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Il progetto Non uno di meno
Il progetto Non uno di meno è stato finanziato da Fondazione Provinciale della Comunità Comasca Onlus e Fondazione Con I Bambini, ha coinvolto quattro aree della provincia di Como, tra cui il territorio canturino, dove le azioni sono coordinate da Enaip e cooperativa Progetto Sociale. Numerose realtà del territorio di Cantù si sono affiancate ad Enaip e Progetto Sociale per partecipare alla sensibilizzazione della Comunità Educante: Associazione Incontri, Associazione La Soglia, Associazione San Vincenzo, Associazione Scout AGESCI Cantù, ARCI, ASPEm, Cooperativa Il Gabbiano, Cooperativa Mondovisione, le Parrocchie e gli Oratori di Cantù (San Michele, San Paolo e San Teodoro), Rete Terzo Tempo. Oltre a questi soggetti, anche docenti, genitori, operatori di servizi culturali e liberi cittadini hanno partecipato ai momenti di formazione e confronto.